To-do: 5 cose da fare alle soglie dei 31 anni

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Di buoni propositi ne faccio pochi perché mi provocano una certa ansia da prestazione, e se capita non è mai in prossimità delle feste comandate - quando cogito poco e male a causa dei grassi saturi in circolo. 

Però adoro le liste; amo riempirmi la vita di punti elenco, e provo una soddisfazione fuori dal comune nel mettere quei piccoli tick sulle attività completate. O, ancora meglio, a tirare una bella riga nera sopra quelle più ostiche. 

Questa è la mia checklist per il futuro più o meno prossimo, che potrebbe coincidere per convenzione con l’anno che inizia dopo il mio compleanno (manca poco). Riguarda me e anche questo blog, che - spesso in maniera asincrona e un po’ schizofrenica- segue parte di quello che faccio nella vita fuori dall’Internet.

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Organizzare un matrimonio ecofriendly è facile (se sai come farlo, ma anche se non lo sai).

“Facciamo che ero D’Artagnan”.
Prima di raccontare come e perché il nostro è stato un matrimonio ecofriendly, è necessaria una premessa.

“Facciamo che ero D’Artagnan”: da piccola non ho mai sognato di essere una principessa. Rivisitando Dumas in salsa nipponica, avrei preferito essere un moschettiere.
Anime o romanzo che fossero, le avventure di D’Artagnan mi sembravano assai più allettanti delle preoccupazioni quotidiane di una qualsiasi principessa: scegliere i vestiti, intrattenersi con cortigiane invidiose, svenire di tanto in tanto. Non erano cose che facessero per me. E, ovviamente, nemmeno trovare (farsi trovare) un marito.

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Assenza giustificata. Questa volta, più di altre: diciamo che negli ultimi 3 mesi la mia vita ha avuto un po’ di giri di twist, come quelli che poi ho ballato venerdì sera.
Sono in licenza matrimoniale ancora per un po’. Baci!
[foto di Alessandro Camedda (c)]

Assenza giustificata. Questa volta, più di altre: diciamo che negli ultimi 3 mesi la mia vita ha avuto un po’ di giri di twist, come quelli che poi ho ballato venerdì sera.

Sono in licenza matrimoniale ancora per un po’. Baci!

[foto di Alessandro Camedda (c)]

Easy like Ferragosto

Pensieri belli e gambe veloci: riassunto per sommi capi di un’estate sorprendente. Lavoro tanto, faccio progetti - non tutti da condividere, per ora - cucino poco ma imparo molto, e lo racconterò. 

Più avanti, perché ora è tempo di mare, di amici, di concerti, di incontri attesi e inattesi, e di gite appena fuori frontiera: in attesa di un viaggio ancora da fare. 

E in questa frenetica e bella estate (calda) non si accendono fuochi e fornelli; e, per dirla tutta, si fa anche un po’ di riciclo. Per questo lascio il link alla mia ricetta per il blog di Olivia e Marino: pensando agli aperitivi da organizzare all’ultimo momento, quelli casalinghi, lontani dall’happy hour.

Magari, con un piede in terra e uno in mare.
Buon Ferragosto!

Fiori per ricette. Veggie Hour per la Trade School Milano

veggie hour

Un giugno bello da morire (nel senso che sono proprio esaurita e felice). Per raccontarlo comincio dalla fine, perché, come quando si sfoglia una rivista nuova, partire dal fondo è più ergonomico.

Comincio dalla mia prima lezione di cucina, da “insegnante”, alla Trade School di Milano: un progetto di scuola basato sul baratto e sullo scambio di competenze, ma anche di passioni.

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Bere birra fa bene. Soprattutto quando la terra trema.

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A volte la geografia dei luoghi è una geografia delle disgrazie. Quanti conoscevano Fivizzano prima del terremoto di venerdì scorso? Questa volta, per un puro caso, non stiamo facendo l’orribile conta delle vittime. Ma la paura e l’ansia (oltre 700 scosse in pochi giorni) sono effetti non meno devastanti dei crolli e dei danni agli edifici, per le persone che hanno subito il sisma.

Per gli organizzatori di In Fermento, venerdì scorso era il giorno dell’adrenalina, con l’inizio del festival a poche ore. Proprio in questo paesino di Lunigiana, aggrappato all’Appennino, la mia amica Margherita organizza da anni il festival della birra artigianale che ha rivitalizzato la zona con la cultura del buon bere (abbinata al buon mangiare, ça va sans dire).

Il 21 Giugno doveva essere un bel giorno di festa, il sole splendeva su Fivizzano, era il primo giorno d’estate e noi di In Fermento ci preparavamo all’edizione migliore di sempre. Poi alle 12.33 è successo qualcosa che nessun organizzatore metterebbe mai in conto, qualcosa di più grande di noi… Momenti di paura, di sconforto, poi la scelta unanime di sospendere l’evento perchè in quel momento le nostre energie dovevano essere a disposizione della comunità. 

Chi per lavoro, per passione o per diletto ha mai organizzato un evento sa quanta energia e amore bisogna spendere per la sua riuscita. Nel caso di Margherita poi è amore materno, perché In Fermento è proprio la sua creatura, che cura con una dedizione stupefacente. 

Però le amiche non si scelgono a caso: e se la fibra delle donne (le mie donne) fosse mai stata in discussione, eccone la prova. In Fermento si farà, e sarà una ripartenza. 
Da stasera fino a domenica, totalmente rivisto e corretto, ma non per questo meno interessante. Qui c’è il programma completo. Se poi non ci siete mai stati, la Lunigiana è una terra fantastica e oltretutto raggiungibile comodamente dalle zone vacanziere di Liguria e Toscana (sì, milanesi, parlo proprio a voi).

E se servisse ancora un motivo per partecipare: tutti i fondi raccolti saranno devoluti in favore delle popolazioni colpite dal terremoto. Perché berci su, a volte, è la soluzione migliore.

For breakfast lovers only. Piccolo itinerario parigino.

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A rischio di sembrare un tantino ossessionata, rivelerò che il cibo è il mio unico buon motivo per abbandonare ogni mattina il tepore delle coperte. Occhi aperti, desiderio rettile di carboidrati. Il corpo riluttante che esige il suo tributo di caffeina.

La colazione è quel momento che addolcisce il trauma quotidiano del risveglio, e lo trasforma in un rito sublime. Ed è il mio pasto preferito, anche (soprattutto) in vacanza

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Risotto della campagna in città

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Milano è una capitale agricola. Di cascine, acque, e parchi che rendono labile il confine tra spazio urbano e rurale: tutto è relativo. Anche la differenza tra città e campagna.

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Irish food. Cork, 10 anni dopo.

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Cork è il sapore acidulo e la consistenza ruvida del soda bread appena sfornato. È la compattezza di uno scone, pastoso e pieno, che con un sottile strato di burro irlandese - il più buono del mondo, tanto che a Cork c’è un museo dedicato - e un velo di marmellata scivola via insieme a una tazza di tè col latte. Profuma del mare, che si fa Oceano, e ha l’odore di fermentazione del luppolo, che ti punge le narici fino alla base del setto nasale. Sa di pub: un misto di legno, birra, fumo e umanità.

Non è necessario abusare di Proust per scoprire come i nostri ricordi gustativi e olfattivi siano i più acuti, precisi, intensi. Pura archeologia della memoria.

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#3cosebelle che hanno a che fare con il cibo

Qualche tempo fa ho scoperto, per caso, l’hashtag #3cosebelle. L’ha inventato Fraintesa, che qui ha spiegato come e perché. 

Mi piace l’idea di prendersi, ogni giorno, un po’ di tempo per pensare alle cose belle. Sarà che ho bisogno di cercare qualcosa di positivo in quello che succede, soprattutto in questo periodo. E questo è un esercizio di consapevolezza, non banale.

Ho pensato di trasporre lo stesso spirito in un post. Con #3cosebelle che hanno a che fare con il cibo, e che mi sono capitate negli ultimi tempi.

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