Tabulè lo scrivo come mi pare. Tiè.

Ma come cavolo si scrive? Tabuleh, taboulé, tabbule, continuo a trovare traslitterazioni diverse l’una dall’altra. Di certezze ce ne sono poche: che sia un piatto della cucina mediorientale (qualcuno sostiene di origine libanese), e che se ne trovino infinite varianti. Probabilmente, un po’ come il minestrone, una ricetta per ogni famiglia. Che andrebbe fatto con il bulgur, forse, ma ne ho assaggiate ottime varianti con cous cous o addirittura con la quinoa. Io ne avevo accennato qui, e lo propongo nella mia serie di piatti senza cottura in cui mi sto sbizzarrendo grazie all’afa milanese. Si presa a innumerevoli varianti, a seconda del gusto e di quello che si ha in casa. Ecco la mia ultima versione.
per una vagonata circa (che si presta per aperitivi o cene estive in compagnia)
300g di bulgur | 2 cetrioli | 500g di pomodorini | 2 cipollotti | 1 scatoletta di ceci | 1 mazzo grande di prezzemolo | 1 mazzetto di basilico | 1 limone | 5 cucchiai di olio evo | sale e pepe
Sciacquare il bulgur in acqua fredda. Coprire poi con acqua tiepida fino al doppio del volume. Lasciar rinvenire per 2 ore.
Nel frattempo: eliminare la buccia e i semi del cetriolo, tagliarlo a dadini. Tagliare in 4 spicchi i pomodorini. Tagliare a rondelle i cipollotti. Scolare e sciacquare i ceci. Tritare al coltello il prezzemolo e sforbiciare il basilico.
Preparare un emulsione con sale, limone, olio. Quando il bulgur è pronto, scolarlo per bene. Aggiungere le verdure e le erbe e condire con l’emulsione. Aggiustare di pepe.
Il mio tabulè è schiscetta-proof!

