Bella serata, ieri.
Foodies in MI è stato un successo: divertente e curioso incontrare tante persone che conosci solo attraverso la parola scritta, le loro foto, le loro ricette e i loro commenti. Sono sempre più convinta che il passaggio dall’online all’offline sia una cosa molto naturale e soddisfacente per chi condivide una passione comune. E soprattutto in questa città dove abbiamo bisogno di momenti di socialità spontanea e di condivisione.
Per cui ringrazio ancora
Jasmine e
Manuela per lo sbattimento, l’organizzazione e soprattutto la bella idea. E ovviamente tutte le persone con cui ho avuto il piacere di scambiare qualche chiacchiera (a proposito, il blogroll è aggiornato, date un’occhiata!)
Ecco che nel frattempo, con un tempismo perfetto, l’estate si è decisa ad arrivare. Premetto (e devo averlo già scritto se non mi sbaglio, ma effettivamente sto diventando arteriosclerorica) che io, come diceva saggiamente
Bruno Martino, odio l’estate.
C’è poco da fare, sono una da temperature medie, io. Diciamo che intorno ai 15-20 gradi dò il meglio di me. Ne consegue che, almeno a Milano, il meglio di me è molto raro: ottima scusa!
Insomma, non sto qui ancora a lamentarmi del caldo zanzaroso appiccicoso umido, per quello ci penseranno tutte le signore di una certa età che sicuramente verranno intervistate in questi giorni da tutti i tg nazionali, con il solito corredo di immagini orrorifiche quali: turisti oscenamente spogliati con i piedoni tumefatti in ammollo nelle svariate fontane del nostro belpaese manco fosse una fondue bourguignonne, facce di povere bestiole con la lingua che sembra un rotolone regina, e l’immancabile chiusura con un medico di mezza età che dall’alto della sua autorevolezza vi consiglia di bere molta acqua, mangiare frutta e verdura e non uscire nelle ore più calde del giorno.
Posso solo dirvi che con questo caldo divento insopportabile e la mia voglia di cucinare rasenta lo zero cosmico, per cui penso che da oggi si chiuderà la baracca (vedi, la cucina) o almeno la parte focosa di essa (dato che nella mia cucina per uno strano fenomeno fisico basta fare un caffè e la temperatura sale di diversi gradi centigradi), e si aprirà la sfida di cucinare qualcosa di buono, sano, leggero senza l’uso del fuoco. Primitivo, forse, ma sicuramente molto stimolante per la fantasia culinaria ;)
Giusto appunto, una delle ultime ricette che prevedono l’uso dei fornelli (per un tempo limitatissimo comunque, il che potrebbe farvi fare un’eccezione alla regola ferrea di non accedere a fonti di calore).
Questa cremina mi è stata ispirata dall’ottimo
gelato al cardamomo e alle mandorle del Cavoletto di Bruxelles (altro consiglio per l’estate hot!). Ovvero, avevo fatto il gelato per un’occasione di cui vi parlerò, poi però mi è avanzato mezzo cartone di latte di mandorle e ho pensato di fare il mio primo esperimento con l’
agar agar.
E’ un dessert semplicissimo ma di grande effetto, e molto delicato per il mix di sapori che contiene.
Cremine alle mandorle e cardamomo di ispirazione cavolesca
1/2 litro di latte di mandorle
2 o 3 bacche di cardamomo (io ne usate 3 perchè le mie erano un po’ secche e avevano perso parte dell’aroma)
100 g di zucchero
pistacchi sgusciati al naturale
2 g di agar agar (un cucchiaino raso)
Aprire le bacche di cardamomo ed estrarre i semini neri. Pestare i semini in un mortaio fino a ridurli in polvere.
Mescolare latte di mandorle, zucchero, cardamomo in polvere, e l’agar mescolando molto bene con una frusta per evitare grumi. Quindi versare il tutto in un pentolino e portare a ebollizione a fuoco dolce: far bollire 1 minuto circa, togliere dal fuoco.
Far intiepidire qualche minuto e versare la crema in cocottine individuali.
Quando è possibile (cioè la cocotte non è più bollente), riporre in frigo per almeno 2 ore.
Servire cospargendo di pistacchi tritati al coltello.