Homemade is better! La torta della nonna, per esempio

Avete presente quelle serate in cui un’ottima pizza (o anche una pizza decente, se siete a Milano) viene rovinata da una disastrosa lista di dolci rigorosamente industriali? In quella lista non mancano mai, e sottolineo mai, alcuni punti fermi. Il tartufo nero e bianco. Il crème caramel. La panna cotta. E la torta della nonna.

A parte che mia nonna non ha mai fatto dolci di questo tipo (era pugliese e faceva divinamente le cartellate), non è per rendere omaggio a lei che ho deciso di farlo. Ero semplicemente curiosa di provare il vero gusto di questa torta, che nella sua versione homemade è veramente deliziosa (se si taglia un po’ di zucchero qua e là, per renderla meno stucchevole).

Read More

So, this is Christmas

E’ di nuovo Natale e visto che non sono una blogger smanciosa non starò a riempire queste pagine di zucchero e glassa: l’ho già fatto sfornando quintali di biscotti (anche con un sacco di burro), cucendo decine di regali handmade, confezionando pacchetti, decorazioni, scrivendo biglietti di auguri. Che a me il Natale piace tanto. Mi piace che uno sconosciuto mi dica auguri e mi piace tornare a casa. Mi piace sentire gli amici che non sento mai. E mi piace avere una scusa per cucinare e per regalare qualcosa.

Read More

Tanti auguri a me! | Happy birthday to me!

Adoro il mio compleanno, credo sia l’unico giorno dell’anno in cui riesco ad autocompiacermi. Quest’anno i festeggiamenti sono stati degni di un matrimonio indiano, sono durati per giorni a causa del mio essere dislocata rispetto alla mia famiglia e ai miei amici.

Read More

Pere sotto mentite spoglie | Un-guilt little treat: Pear and Cinnamon Pudding

Dopo le vacanze di Natale (che ormai si perdono nelle nebbie dei ricordi) ho provato l’esigenza fisica di nutrirmi in maniera sana e ho optato per l’abbondanza di frutta e verdura fresca. Purtroppo non amo particolarmente la frutta invernale, e alla fine ho dovuto inventarmi un modo per smaltire le scorte di pere che avevo accumulato. Grazie all’agar agar, ho provato a nascondere le pere sotto mentite spoglie!

Read More

Pseudo-trifle per serate torride

Io il trifle non sapevo cosa fosse. Bè non che adesso sia la massima esperta mondiale, ma da quel che ho capito funziona come un tiramisù solo che c’è di mezzo la frutta e il pan di spagna. Ovviamente con creme pesantissime e talvolta gelatina.
Non è che in questo periodo abbia proprio voglia di roba da un migliaio di calorie a cucchiaio, e anzi, mi sto nutrendo per lo più di frutta e latticini freschi (oltre che di granite e ghiaccioli). Ma avevo un vagone di albicocche da smaltire (buonissime, biologiche, di quelle piccoline saporite…), e un quintale circa di un’ottima ricotta di pecora. Allora ho pensato di fare questo finto trifle, un po’ più light e molto rinfrescante. Il risultato mi è piaciuto molto, soprattutto dopo un po’ di riposo in frigo che ha compattato meglio i vari strati.

Finto trifle alle albicocche e ricotta

per 4 persone
8 albicocche mature
2 pacchetti di pavesini 
2 dl di succo di albicocca
300 g di ricotta di pecora
125 g di yogurt bianco al naturale
2 cucchiai di miele
basilico per guarnire
Denocciolare le albicocche e tagliarle a spicchietti. 
Lavorare la ricotta con lo yogurt e il miele fino ad ottenere una crema omogenea.
In un piatto fondo versare il succo di albicocca; bagnare 2 pavesini alla volta nel succo per comporre gli strati come segue: pavesini imbevuti di succo, spicchi di albicocca, crema di ricotta (per 2 volte). Ad ogni strato, premere bene per compattare il tutto. Si può realizzare in bicchieri o ciotoline individuali oppure in un contenitore unico.
Guarnire con delle foglioline di basilico (oppure menta) e lasciar riposare per qualche ora in frigo.
Servire freddo!

L’ultima volta che accesi il fornello (o quasi)

Bella serata, ieri. Foodies in MI è stato un successo: divertente e curioso incontrare tante persone che conosci solo attraverso la parola scritta, le loro foto, le loro ricette e i loro commenti. Sono sempre più convinta che il passaggio dall’online all’offline sia una cosa molto naturale e soddisfacente per chi condivide una passione comune. E soprattutto in questa città dove abbiamo bisogno di momenti di socialità spontanea e di condivisione.
Per cui ringrazio ancora Jasmine e Manuela per lo sbattimento, l’organizzazione e soprattutto la bella idea. E ovviamente tutte le persone con cui ho avuto il piacere di scambiare qualche chiacchiera (a proposito, il blogroll è aggiornato, date un’occhiata!)
Ecco che nel frattempo, con un tempismo perfetto, l’estate si è decisa ad arrivare. Premetto (e devo averlo già scritto se non mi sbaglio, ma effettivamente sto diventando arteriosclerorica) che io, come diceva saggiamente Bruno Martino, odio l’estate.
C’è poco da fare, sono una da temperature medie, io. Diciamo che intorno ai 15-20 gradi dò il meglio di me. Ne consegue che, almeno a Milano, il meglio di me è molto raro: ottima scusa!
Insomma, non sto qui ancora a lamentarmi del caldo zanzaroso appiccicoso umido, per quello ci penseranno tutte le signore di una certa età che sicuramente verranno intervistate in questi giorni da tutti i tg nazionali, con il solito corredo di immagini orrorifiche quali: turisti oscenamente spogliati con i piedoni tumefatti in ammollo nelle svariate fontane del nostro belpaese manco fosse una fondue bourguignonne, facce di povere bestiole con la lingua che sembra un rotolone regina, e l’immancabile chiusura con un medico di mezza età che dall’alto della sua autorevolezza vi consiglia di bere molta acqua, mangiare frutta e verdura e non uscire nelle ore più calde del giorno.
Posso solo dirvi che con questo caldo divento insopportabile e la mia voglia di cucinare rasenta lo zero cosmico, per cui penso che da oggi si chiuderà la baracca (vedi, la cucina) o almeno la parte focosa di essa (dato che nella mia cucina per uno strano fenomeno fisico basta fare un caffè e la temperatura sale di diversi gradi centigradi), e si aprirà la sfida di cucinare qualcosa di buono, sano, leggero senza l’uso del fuoco. Primitivo, forse, ma sicuramente molto stimolante per la fantasia culinaria ;)
Giusto appunto, una delle ultime ricette che prevedono l’uso dei fornelli (per un tempo limitatissimo comunque, il che potrebbe farvi fare un’eccezione alla regola ferrea di non accedere a fonti di calore).
Questa cremina mi è stata ispirata dall’ottimo gelato al cardamomo e alle mandorle del Cavoletto di Bruxelles (altro consiglio per l’estate hot!). Ovvero, avevo fatto il gelato per un’occasione di cui vi parlerò, poi però mi è avanzato mezzo cartone di latte di mandorle e ho pensato di fare il mio primo esperimento con l’agar agar.
E’ un dessert semplicissimo ma di grande effetto, e molto delicato per il mix di sapori che contiene.
Cremine alle mandorle e cardamomo di ispirazione cavolesca
1/2 litro di latte di mandorle
2 o 3 bacche di cardamomo (io ne usate 3 perchè le mie erano un po’ secche e avevano perso parte dell’aroma)
100 g di zucchero
pistacchi sgusciati al naturale
2 g di agar agar (un cucchiaino raso)
Aprire le bacche di cardamomo ed estrarre i semini neri. Pestare i semini in un mortaio fino a ridurli in polvere.
Mescolare latte di mandorle, zucchero, cardamomo in polvere, e l’agar mescolando molto bene con una frusta per evitare grumi. Quindi versare il tutto in un pentolino e portare a ebollizione a fuoco dolce: far bollire 1 minuto circa, togliere dal fuoco.
Far intiepidire qualche minuto e versare la crema in cocottine individuali.
Quando è possibile (cioè la cocotte non è più bollente), riporre in frigo per almeno 2 ore.
Servire cospargendo di pistacchi tritati al coltello.

Scorza dura, cuore tenero



Potrebbe essere il nuovo claim per promuovere la Liguria (e decantare le qualità dei suoi abitanti): in realtà pensavo a un modo per descrivere un crumble. Ma poi mi è venuto in mente che la definizione si adatta anche ai miei conterranei.
Bando alle ciance nostalgico-campaniliste, ecco il dolce che spesso e volentieri ultimamente mi salva le serate. Non esagero, a volte mi basta un dolce dopo cena per riconsiderare da un’altra prospettiva il delirio delle mie giornate lavorative. (Ebbè, mi accontento di poco io!)
Questa è una delle tipiche cose che si possono imbastire all’ultimo minuto mentre bolle l’acqua della pasta, cuoce mentre voi cenate, e verso la fine della cena è pronto da sfornare. Poi potete scegliere se mangiarlo seduti composti a tavola o sbracati davanti a un film o una serie tv. Noi solitamente optiamo per la seconda :)

Il crumble è deliziosamente bruttino. Sa di casa, lo potete declinare in tutte le stagioni (si fa con qualunque frutto succoso), ma la versione che preferisco è quella con le mele. Anche perchè ho trovato un modo assolutamente a prova di minuti contati: le mele cotte nel microonde (ah la tecnologia. Veramente il microonde sta per diventare il mio miglior amico in cucina, spero che il Kenwood non si ingelosisca).
Per le briciole invece, dopo aver provato numerose varianti tutte incredibilmente burrose, oramai opto sempre per la versione di Azabel, senza burro (evviva!), che nella sua leggerezza esalta il sapore della frutta senza coprirlo. Io non metto le rose, ma le mandorle (o le nocciole, per l’appunto) assolutamente sì!

Crumble di mele a prova di straordinari
per 2 persone
2 mele grosse (le vostre preferite, meglio evitare le granny smith però)
una capsula di cardamomo
2 cucchiai di farina 00
1 cucchiaio e 1/2 di zucchero
un pugno di mandorle tritate non troppo fini (o nocciole)
1 pizzico di sale
1 cucchiaio di olio di riso
qualche goccia d’acqua fredda

Togliere il torsolo alle mele, tagliarle a metà e sistemarle in un contenitore che possa andare nel microonde insieme ai semi di cardamomo; coprire con la pellicola, fare dei buchetti con uno stuzzicadenti e cuocere in microonde alla massima potenza per 6 minuti.
Una volta cotte, prelevate la polpa delle mele con un cucchiaino e distribuitela in due cocottine.
Formate le briciole: unite tutti gli ingredienti secchi e miscelateli, aggiungete l’olio e l’acqua e lavorate come per la pasta brisée, formando dei bricioloni con la punta delle dita.
Cospargete le briciole sulla frutta, infornate in forno già caldo a 180° per 25 minuti e aspettate che la casa profumi di buono. Provate poi il piacere di immergere il cucchiaino, occhio alle ustioni!

Le nocciole per ogni stagione


Le nocciole a mio parere sono per ogni stagione. Non passano mai di moda. Forse perchè ne vado letteralmente pazza, e le metterei ovunque.
Anche le carote del resto, che le puoi piantare durante tutto l’anno e continuano a riprodursi (tant’è che è l’unica verdura che il GAS mi propone con costanza qualunque sia il raccolto stagionale).
Fatto sta che avevo in casa una quantità considerevole delle une e delle altre. E così ho pensato di riunirle in una torta che semplicemente adoro. Forse perchè è così semplice, e le torte semplici sono le mie preferite. Forse perchè le nocciole sono delle Langhe, e sanno dare il meglio del loro sapore. Oppure semplicemente sono una golosa.
E perchè postarla proprio oggi? Perchè è perfetta per il picnic di Pasquetta, se qualcuno è così fortunato da riuscire a farlo (ovvero è riuscito a sfuggire alla stagione monsonica).

Buona Pasquetta a tutti!

Torta di carote e nocciole
300 g di nocciole sgusciate
150 g di zucchero
200 g di farina autolievitante
4 uova
80 g di olio di semi (o olio evo leggero)

Pelare le carote e tritarle finemente in un mixer (in alternativa grattugiarle… auguri!).
Tostare le nocciole e tritare anche queste.
Con una frusta sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, quasi bianco, il doppio del volume iniziale. Incorporare l’olio a filo, quindi aggiungere le carote e le nocciole, e infine la farina poco alla volta.
Versare in una tortiera di 21 cm di diametro ricoperta con carta da forno, ed infornare in forno già caldo a 180° per circa 45/50 minuti, o fino a che l’interno non risulti asciutto.
Una volta raffreddata si può cospargere di zucchero a velo o in alternativa ricoprire con una glassa fatta con 2 buste di zucchero a velo e 3/4 cucchiaini di succo di limone.

L’ultima fetta. (Tanti auguri a me)

Eccomi di ritorno dopo una settimana di lavoro intensa. Per fortuna che martedì era il mio compleanno, me la sono goduta un po’ con una piccola pausa…

Quest’anno mi sono fatta una bella Sacher (ovviamente imitazione dell’originale), che devo dire ha soddisfatto la mia bramosia di cioccolato, almeno per qualche ora!
Ho trovato diverse ricette in rete e sui libri, alla fine ho fatto un mix che non fosse troppo esagerato nelle dosi di burro (e comunque 150 g non sono pochi!) e non troppo elaborato. La glassa invece l’ho copiata dal cavoletto, mi sembrava la più cioccolatosa e migliore di tutte. Anche se poi ho visto anche questa versione, e penso sia da provare.
Insomma, più che altro è un work in progress, e naturalmente tutti i consigli sono bene accetti.
Intanto vi posto la mia versione, con la foto dell’ultima fetta che sono riuscita a catturare per miracolo (bene, vuol dire che la torta ha avuto successo ;) ).


Torta Sacher (per uno stampo di 24cm di diametro)
Per la torta
400 g di cioccolato fondente
150 g di burro
150 g di zucchero
100 g di farina di mandorle
6 uova
120 g di farina autolievitante
400 g di marmellata di albicocche

Per la glassa
380 g di cioccolato fondente
125 g di panna fresca
30 g di zucchero

Lavorare il burro con 75 g di zucchero fino ad avere una crema morbida. Unire a poco a poco 150 g di cioccolato fuso in precedenza e mescolare finché la crema sarà omogenea. Quindi unire i tuorli uno alla volta.
Montare gli albumi con gli altri 75 g di zucchero fino ad avere una neve soda. Unire metà degli albumi al composto precedente, aggiungere quindi le farine. Infine aggiungere anche l’altra metà degli albumi, sempre mescolando molto delicatamente dal basso verso l’alto.
Versare in uno stampo a cerniera e cuocere a 180° per circa 40 minuti.

Far raffreddare completamente la torta e tagliarla in due. Farcire con la marmellata di albicocche fatta riscaldare in un pentolino o al microonde.
Ricomporla e spalmare un velo di marmellata anche sulla superficie e sui bordi.

In un pentolino far sciogliere 30 g di zucchero in 20 g di acqua, fino ad ottenere uno sciroppo. Scaldare la panna senza farla bollire (1 minuto in microonde) e aggiungerla allo sciroppo. Aggiungere a questo composto il cioccolato fuso, mescolare vigorosamente.
Versare la glassa al cioccolato sulla torta e livellare con una spatola. Mettere la torta in frigorifero per una notte almeno.

Sembra complessa ma non lo è, e soprattutto vi darà molta soddisfazione ;)

MyFreeCopyright.com Registered & Protected