Il paradosso della melanzana

Neanche fai tempo a lamentarti dell’afa, dell’orario estivo dei mezzi, dei ristoranti quasi tutti chiusi nonostante la crisi, che già arriva settembre.

È il paradosso della melanzana: l’aspetto tutto l’anno e quando arriva non posso cucinarla perché la temperatura di casa supera già pericolosamente i 30 gradi. E quando abbandono la dieta crudista e torno ad accendere almeno il fornello (non dico il forno), ecco che il meraviglioso ortaggio è uscito di scena.

Quest’anno mi sono salvata in extremis, e ho addirittura osato una veloce passata sotto il grill, prima che l’ennesimo anticiclone fosse spazzato via del tutto dall’ennesima perturbazione dal nome improbabile.

È una melanzana ripiena completamente vegan e piuttosto light. O almeno, ci piace ricordarla così. Benvenuto settembre!

Melanzana ripiena con seitan e burghul

1 melanzana grande | 100 g di burghul già ammollato in acqua, pronto per essere condito | 150 g di seitan al naturale | 1 cipollotto | 1 zucchina | qualche foglia di basilico

Tagliare la melanzana in 2, longitudinalmente, e svuotarla della polpa lasciando circa 1 cm di polpa. Tenere da parte la polpa rimossa.

Cuocere le due metà in microonde per 5 minuti: in un piatto posizionare le calotte con la parte cava verso il basso, versare 1 dito di acqua e coprire con pellicola per microonde bucherellata con una forchetta.

Nel frattempo, rosolare la cipolla tritata fine in un cucchiaio di olio extravergine d’oliva. Quando è morbida, aggiungere la polpa della melanzana, ridotto a dadini, la zucchina tagliata allo stesso modo, il seitan a cubetti e infine il basilico e il burghul. Regolare di sale e pepe.

Riempire le calotte delle melanzane e passare sotto il grill del forno per 5 minuti. Migliorano il giorno dopo.

100 di questi post

Secondo il counter, questo è il centesimo post su Sgt. Pepper’s Lonely Kitchen. Per i blogger seri, quelli che postano con regolarità svariate volte alla settimana, è un record risibile.

Io, che vorrei ma non posso, me ne rallegro. Un traguardo piccolo, ma tutta roba mia. Evviva!

Dovrei festeggiare forse con qualcosa di più significativo, una torta decadente, un piatto elaborato, qualche ingrediente esotico. Ma oggi capita che in coda ci sia questa zuppetta estiva, d’altra parte la stagione è calda, il forno chiuso per ferie e le verdure squisite.

La ricetta è ispirata a una salade à boire che avevo visto su un vecchio Elle à Table, ma rivisitata con quello che avevo in frigo (zucchine dell’orto) e freezer (piselli del contadino di Borso del Grappa, o meglio “Bisi de Borso”). Molto salutare, non voletemene male.

Zuppetta verde fredda

4 zucchine piccole (o 2 grandi)
200 g di piselli freschi o surgelati
una manciata di foglie di rucola
2 cucchiaini di olio extravergine
2 cucchiaini di aceto di mele
qualche goccia di tabasco
sale e pepe

Cuocere a vapore i piselli per 10 minuti; trascorso questo tempo aggiungere le zucchine lavate e tagliate a piccoli pezzi e cuocere per altri 5 minuti. Lasciare raffreddare.

Frullare la verdura insieme all’acqua usata per cuocere a vapore, aggiungere la rucola e tutti gli altri ingredienti. Salare e pepare a piacere. 

Servire freddissima, dopo averla fatta riposare in frigo per qualche ora.

Tabulè lo scrivo come mi pare. Tiè.


Ma come cavolo si scrive? Tabuleh, taboulé, tabbule, continuo a trovare traslitterazioni diverse l’una dall’altra. Di certezze ce ne sono poche: che sia un piatto della cucina mediorientale (qualcuno sostiene di origine libanese), e che se ne trovino infinite varianti. Probabilmente, un po’ come il minestrone, una ricetta per ogni famiglia. Che andrebbe fatto con il bulgur, forse, ma ne ho assaggiate ottime varianti con cous cous o addirittura con la quinoa. Io ne avevo accennato qui, e lo propongo nella mia serie di piatti senza cottura in cui mi sto sbizzarrendo grazie all’afa milanese. Si presa a innumerevoli varianti, a seconda del gusto e di quello che si ha in casa. Ecco la mia ultima versione.

per una vagonata circa (che si presta per aperitivi o cene estive in compagnia)

300g di bulgur | 2 cetrioli | 500g di pomodorini | 2 cipollotti | 1 scatoletta di ceci | 1 mazzo grande di prezzemolo | 1 mazzetto di basilico | 1 limone | 5 cucchiai di olio evo | sale e pepe

Sciacquare il bulgur in acqua fredda. Coprire poi con acqua tiepida fino al doppio del volume. Lasciar rinvenire per 2 ore.

Nel frattempo: eliminare la buccia e i semi del cetriolo, tagliarlo a dadini. Tagliare in 4 spicchi i pomodorini. Tagliare a rondelle i cipollotti. Scolare e sciacquare i ceci. Tritare al coltello il prezzemolo e sforbiciare il basilico.

Preparare un emulsione con sale, limone, olio. Quando il bulgur è pronto, scolarlo per bene. Aggiungere le verdure e le erbe e condire con l’emulsione. Aggiustare di pepe.
Il mio tabulè è schiscetta-proof!

Pseudo-trifle per serate torride

Io il trifle non sapevo cosa fosse. Bè non che adesso sia la massima esperta mondiale, ma da quel che ho capito funziona come un tiramisù solo che c’è di mezzo la frutta e il pan di spagna. Ovviamente con creme pesantissime e talvolta gelatina.
Non è che in questo periodo abbia proprio voglia di roba da un migliaio di calorie a cucchiaio, e anzi, mi sto nutrendo per lo più di frutta e latticini freschi (oltre che di granite e ghiaccioli). Ma avevo un vagone di albicocche da smaltire (buonissime, biologiche, di quelle piccoline saporite…), e un quintale circa di un’ottima ricotta di pecora. Allora ho pensato di fare questo finto trifle, un po’ più light e molto rinfrescante. Il risultato mi è piaciuto molto, soprattutto dopo un po’ di riposo in frigo che ha compattato meglio i vari strati.

Finto trifle alle albicocche e ricotta

per 4 persone
8 albicocche mature
2 pacchetti di pavesini 
2 dl di succo di albicocca
300 g di ricotta di pecora
125 g di yogurt bianco al naturale
2 cucchiai di miele
basilico per guarnire
Denocciolare le albicocche e tagliarle a spicchietti. 
Lavorare la ricotta con lo yogurt e il miele fino ad ottenere una crema omogenea.
In un piatto fondo versare il succo di albicocca; bagnare 2 pavesini alla volta nel succo per comporre gli strati come segue: pavesini imbevuti di succo, spicchi di albicocca, crema di ricotta (per 2 volte). Ad ogni strato, premere bene per compattare il tutto. Si può realizzare in bicchieri o ciotoline individuali oppure in un contenitore unico.
Guarnire con delle foglioline di basilico (oppure menta) e lasciar riposare per qualche ora in frigo.
Servire freddo!

L’ultima volta che accesi il fornello (o quasi)

Bella serata, ieri. Foodies in MI è stato un successo: divertente e curioso incontrare tante persone che conosci solo attraverso la parola scritta, le loro foto, le loro ricette e i loro commenti. Sono sempre più convinta che il passaggio dall’online all’offline sia una cosa molto naturale e soddisfacente per chi condivide una passione comune. E soprattutto in questa città dove abbiamo bisogno di momenti di socialità spontanea e di condivisione.
Per cui ringrazio ancora Jasmine e Manuela per lo sbattimento, l’organizzazione e soprattutto la bella idea. E ovviamente tutte le persone con cui ho avuto il piacere di scambiare qualche chiacchiera (a proposito, il blogroll è aggiornato, date un’occhiata!)
Ecco che nel frattempo, con un tempismo perfetto, l’estate si è decisa ad arrivare. Premetto (e devo averlo già scritto se non mi sbaglio, ma effettivamente sto diventando arteriosclerorica) che io, come diceva saggiamente Bruno Martino, odio l’estate.
C’è poco da fare, sono una da temperature medie, io. Diciamo che intorno ai 15-20 gradi dò il meglio di me. Ne consegue che, almeno a Milano, il meglio di me è molto raro: ottima scusa!
Insomma, non sto qui ancora a lamentarmi del caldo zanzaroso appiccicoso umido, per quello ci penseranno tutte le signore di una certa età che sicuramente verranno intervistate in questi giorni da tutti i tg nazionali, con il solito corredo di immagini orrorifiche quali: turisti oscenamente spogliati con i piedoni tumefatti in ammollo nelle svariate fontane del nostro belpaese manco fosse una fondue bourguignonne, facce di povere bestiole con la lingua che sembra un rotolone regina, e l’immancabile chiusura con un medico di mezza età che dall’alto della sua autorevolezza vi consiglia di bere molta acqua, mangiare frutta e verdura e non uscire nelle ore più calde del giorno.
Posso solo dirvi che con questo caldo divento insopportabile e la mia voglia di cucinare rasenta lo zero cosmico, per cui penso che da oggi si chiuderà la baracca (vedi, la cucina) o almeno la parte focosa di essa (dato che nella mia cucina per uno strano fenomeno fisico basta fare un caffè e la temperatura sale di diversi gradi centigradi), e si aprirà la sfida di cucinare qualcosa di buono, sano, leggero senza l’uso del fuoco. Primitivo, forse, ma sicuramente molto stimolante per la fantasia culinaria ;)
Giusto appunto, una delle ultime ricette che prevedono l’uso dei fornelli (per un tempo limitatissimo comunque, il che potrebbe farvi fare un’eccezione alla regola ferrea di non accedere a fonti di calore).
Questa cremina mi è stata ispirata dall’ottimo gelato al cardamomo e alle mandorle del Cavoletto di Bruxelles (altro consiglio per l’estate hot!). Ovvero, avevo fatto il gelato per un’occasione di cui vi parlerò, poi però mi è avanzato mezzo cartone di latte di mandorle e ho pensato di fare il mio primo esperimento con l’agar agar.
E’ un dessert semplicissimo ma di grande effetto, e molto delicato per il mix di sapori che contiene.
Cremine alle mandorle e cardamomo di ispirazione cavolesca
1/2 litro di latte di mandorle
2 o 3 bacche di cardamomo (io ne usate 3 perchè le mie erano un po’ secche e avevano perso parte dell’aroma)
100 g di zucchero
pistacchi sgusciati al naturale
2 g di agar agar (un cucchiaino raso)
Aprire le bacche di cardamomo ed estrarre i semini neri. Pestare i semini in un mortaio fino a ridurli in polvere.
Mescolare latte di mandorle, zucchero, cardamomo in polvere, e l’agar mescolando molto bene con una frusta per evitare grumi. Quindi versare il tutto in un pentolino e portare a ebollizione a fuoco dolce: far bollire 1 minuto circa, togliere dal fuoco.
Far intiepidire qualche minuto e versare la crema in cocottine individuali.
Quando è possibile (cioè la cocotte non è più bollente), riporre in frigo per almeno 2 ore.
Servire cospargendo di pistacchi tritati al coltello.

Intermezzo estivo. Un salutare pranzetto casalingo (e di nuovo la frutta a sproposito)


Per una serie di ragioni oggi sono riuscita a rimanere a casa e lavorare dalla mia scrivania. Fantastico! Questo mi ha evitato, nell’ordine:
  • la solita ora di viaggio (che adesso che le scuole son chiuse diventa anche un’ora e mezza, perchè gli autobus nell’hinterland milanese, si sa, li usano solo i ragazzi che vanno a scuola…)
  • un caldo micidiale che prima o poi mi ucciderà
  • dover pensare la sera prima a cosa mangerò il giorno dopo e cucinarlo e chiuderlo in un tupperware.
E sono pure riuscita a fare una foto con la luce del sole, yes!
Cosa ho mangiato dunque con cotanta soddisfazione? Seitan in padella marinato e un’altra insalata con la frutta (chè ormai ci sto prendendo gusto :P).

In primo piano: seitan marinato al balsamico
per una persona
120 g di seitan
un cipollotto
rosmarino
maggiorana
sale pepe
olio evo
aceto balsamico

Tagliare il seitan a strisce. Metterlo in un piatto e ricoprirlo con il cipollotto affettato, la maggiorana, il rosmarino, sale, pepe e olio evo a piacere. Coprire il piatto con pellicola e lasciarlo a marinare anche tutta la notte (e comunque almeno 2 ore).
Scaldare una padella, versare il tutto, aggiungere poi 2 cucchiaini di aceto balsamico e far cuocere una decina di minuti.

Sullo sfondo: insalata di pesche e rucola

Rucola
1 pesca
ricotta salata
il gambo di 1 cipollotto
sale
pepe
olio evo
succo di limone

Comporre l’insalata mescolando la rucola, la pesca tagliata a spicchi, alcune scaglie di ricotta salata (o pecorino), il gambo di cipollotto tagliato a tocchettini. Condire con succo di limone, sale, pepe, olio evo.



I cavoli a merenda, le albicocche in insalata

Capita a volte che uno si senta come un naufrago che annaspa in mezzo alle onde. Che queste onde siano le centinaia di impegni e scadenze che si accumulano tra lavoro, casa in progress, trasloco in fieri e le esigenze (ridotte al minimo) di una vita sociale. E che in tutto questo qualcosa vada sacrificato, nella fattispecie il misero e povero blog (sigh).
Capita anche che, in una settimana in cui si lavora ogni giorno fino a mezzanotte con un caldo mortale (e che io odi l’estate l’ho già esternato), una sera si abbia persino un colpo di genio (poichè la necessità - e il frigo vuoto - aguzzano l’ingegno) e addirittura si riesca a fare una foto… 
Sono molto fiera di quest’insalata di albicocche che mi ha salvato dall’abbrutimento le scorse settimane (mi ha salvato molto di più avere qualcuno che cucinava per me, in effetti ;) ). Adoro gli abbinamenti formaggio + frutta, e usare gli avanzi del frigo per far qualcosa di buono ancora di più.
Ecco qua, insalata di albicocche con vinaigrette al miele
per una persona 
3 albicocche
mezza mozzarella (ma secondo me è ottima anche la feta)
insalatina mista (rucola, songino, lattughino…)
olio evo
aceto di vino rosso
2 cucchiaini di senape (raschiare il fondo del barattolo in esaurimento…)
1 cucchiaino di miele
sale
pepe rosa
Tagliare le albicocche ben lavate a spicchi, e la mozzarella a dadini. Mescolare con l’insalatina.
Per la vinaigrette: sciogliere il sale con 1 cucchiaio di aceto, emulsionare il tutto con 1 cucchiaio abbondante di olio evo. Quindi aggiungere la senape mescolando, e per ultimo il miele. Deve venire una salsina omogenea e non troppo consistente. Io per mescolare uso il frullino per montare il latte ;)
Versare la vinaigrette sull’insalata e guarnire con una spolverata di pepe rosa macinato al momento.

Strategie anticaldo, nella schiscetta


Ancora caldo, nonostante le promesse dei meteorologi. Per fortuna domani sarò su una spiaggia, e speriamo veramente che il tempo non si metta a fare pazzie proprio nel weekend!
Con questo caldo anche l’insalata diventa un rimedio difficile per il pranzo in ufficio, se non si ha un frigo decente (ed è il mio caso): ieri mi sono trovata a mangiare delle foglie più mosce di me (che col caldo mi ammoscio parecchio) ed è stata una gran pena. Allora ho deciso di optare per un piatto semplice, speziato e leggero allo stesso tempo. E poi riempie anche ;)

La mia strategia anticaldo versione schiscetta, riso basmati con albicocche secche.

Il riso è un alimento leggero e facilmente digeribile, le spezie come dicevo aiutano a sopportare il caldo (tranne pepe e peperoncino!), la frutta secca, in particolare l’albicocca, contiene dosi elevate di sali minerali tra cui magnesio e potassio.
Ve la propongo direttamente nel suo contenitore à porter, perchè con questa ricetta partecipo (in extremis) alla raccolta di ricette da schiscetta organizzata da desperate.houseviz e babs.

La ricetta (per 3 porzioni)
200 g di riso basmati Altromercato (equo e solidale), o comunque un riso che si possa cuocere con il metodo pilaf
375 ml di acqua
1 cipolla
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di coriandolo
1 stecca di cannella
3 capsule di cardamomo (i semi)
6-7 albicocche secche tritate
olio
sale

In un mortaio pestare tutti i semi fino a ridurli in polvere.
Tritare la cipolla e soffriggerla nell’olio finchè non diventa trasparente. Aggiungere le spezie e farle tostare per un minuto affinchè rilascino i loro aromi.
Aggiungere il riso e mescolare finchè i chicchi diventano brillanti. A questo punto aggiungere la stecca di cannella, le albicocche tritate, e versare l’acqua.
Portare a ebollizione, aggiungere sale quanto basta e mescolare una sola volta. Coprire la pentola con il coperchio: se non si chiude perfettamente, inserire dell’alluminio tra la pentola e l coperchio.
Ridurre la fiamma al minimo e cuocere per 10 minuti senza mai sollevare il coperchio. A fine cottura, scoperchiare e sistemare un canovaccio pulito sul riso. Far riposare per 5 minuti, dopo di che mescolare il riso con una forchetta per far circolare l’aria e servire.

Strategie anticaldo

Sebbene io pensi che la migliore strategia anticaldo sia starsene sul bagnasciuga di una spiaggia, purtroppo non sempre non mi è possibile applicarla.
Allora devo ricorrere ad altri mezzi.
Innanzitutto mangiando cose fresche che mi diano energia sufficiente per affrontare la calura e i cali di pressione che mi provoca (io sono una donna che sta bene ad una temperatura costante di 18-20 gradi, pertanto, come diceva giustamente Bruno Martino, odio l’estate).
Una delle cose migliori per affrontare il caldo sono le spezie (peperoncino escluso), che aiutano ad abbassare la temperatura corporea. E, naturalmente, frutta e verdura sono il top per affrontare le temperature di questi giorni. Le mandorle, invece, essendo ricche di magnesio e potassio aiutano un po’ a reintegrare i sali minerali.

Così ho fatto una crema di carote speziata da servire fredda, come antipasto o in una cena leggera da completare con una bella insalatona.
250 g di carote possibilmente fresche (le mie avevano ancora il ciuffo)
1 scalogno
dado vegetale (meglio se home made!)
un pugno di mandorle spellate
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di garam masala
1 cucchiaino di curcuma
olio extra vergine d’oliva
maggiorana per guarnire

In pentola a pressione, scaldare 2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva. Aggiungere lo scalogno tritato e farlo imbiondire. Aggiungere poi le spezie e farle tostare per un minuto.

Pelare le carote e tagliarle a rondelle, aggiungerle al soffritto e mescolare velocemente. Unire poi 1/2 litro di acqua circa (non deve coprire tutto, parte delle carote deve rimanere un po’ fuori) e 1/2 cucchiaino di dado. Infine aggiungere le mandorle tritate grossolanamente.
Cuocere per 10’ dal fischio (raddoppiando i tempi e aumentando un po’ l’acqua si può utilizzare una pentola normale).
A cottura ultimata regolare di sale, quindi frullare il tutto con un minipimer.
Lasciare raffreddare e mettere in frigo, servire fredda ornata di qualche fogliolina di maggiorana. Il giorno dopo è più buona!
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