Il caffè latte che diventò un budino

Io sono una di quelle che quando va a fare la spesa ha una lista ben precisa (solitamente già organizzata per reparti, sono una persona ordinata) a cui si attiene fedelmente. Che volete fare, ho una casa piccola, ho poco tempo e sono genovese: non posso e non voglio comprare cose inutili che poi se ne stanno ad ammuffire in frigo o in dispensa.

Ma. Ogni tanto mi capita. Un raptus, un momento di massima ispirazione, un attacco di fame o semplicemente la sana voglia di mangiare una porcheria che ci rende in fondo umani. E’ così che mi sono trovata a comprare un barattolo di latte concentrato che, manco a dirlo, ha finito per stazionare mesi e mesi in fondo al mobile in cucina.

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Pseudo-trifle per serate torride

Io il trifle non sapevo cosa fosse. Bè non che adesso sia la massima esperta mondiale, ma da quel che ho capito funziona come un tiramisù solo che c’è di mezzo la frutta e il pan di spagna. Ovviamente con creme pesantissime e talvolta gelatina.
Non è che in questo periodo abbia proprio voglia di roba da un migliaio di calorie a cucchiaio, e anzi, mi sto nutrendo per lo più di frutta e latticini freschi (oltre che di granite e ghiaccioli). Ma avevo un vagone di albicocche da smaltire (buonissime, biologiche, di quelle piccoline saporite…), e un quintale circa di un’ottima ricotta di pecora. Allora ho pensato di fare questo finto trifle, un po’ più light e molto rinfrescante. Il risultato mi è piaciuto molto, soprattutto dopo un po’ di riposo in frigo che ha compattato meglio i vari strati.

Finto trifle alle albicocche e ricotta

per 4 persone
8 albicocche mature
2 pacchetti di pavesini 
2 dl di succo di albicocca
300 g di ricotta di pecora
125 g di yogurt bianco al naturale
2 cucchiai di miele
basilico per guarnire
Denocciolare le albicocche e tagliarle a spicchietti. 
Lavorare la ricotta con lo yogurt e il miele fino ad ottenere una crema omogenea.
In un piatto fondo versare il succo di albicocca; bagnare 2 pavesini alla volta nel succo per comporre gli strati come segue: pavesini imbevuti di succo, spicchi di albicocca, crema di ricotta (per 2 volte). Ad ogni strato, premere bene per compattare il tutto. Si può realizzare in bicchieri o ciotoline individuali oppure in un contenitore unico.
Guarnire con delle foglioline di basilico (oppure menta) e lasciar riposare per qualche ora in frigo.
Servire freddo!

Voglia di bacchette



Ogni tanto capita di aver voglia di bacchette… e neanche a farlo apposta proprio il giorno in cui ho fatto questo piatto ci si sono messe anche Sigrid e Babs con le loro zuppette giappo-fusion, così che ho pensato che dovesse essere qualcosa nell’aria.
Ad ogni modo, un post veloce per una ricetta altrettanto veloce (e confesso, buona [forse di più?] anche il giorno dopo riscaldata al microonde!), che qui tempus fugit, e io pure fuggo a fare la valigia e a prendere un treno. Precisamente per asparagolandia :)

La ricetta è completamente inventata ad assecondare le mie voglie del momento (leggi: soia e sesamo). La salsina è ispirata a questa qui del cavoletto, ed è squisita (io sono andata ad occhio, non ho rispettato le proporzioni indicate).
Dicevamo: spaghetti di soia finto giap.
1 spicchio d’aglio
1 pezzetto di radice di zenzero fresca
1 scalogno (che non avevo il cipollotto, ma sarebbe meglio usare quest’ultimo)
1 confezione di gamberetti surgelati
1 confezione di spaghetti di soia
sesamo nero

per il condimento:
salsa di soia
zucchero di canna
condimento per sushi
tahine

Nel wok far saltare in una manciata di cucchiai di olio di sesamo lo spicchio d’aglio tritato finemente, lo scalogno affettato sottile e la radice di zenzero grattugiata. Aggiungere i gamberetti e lasciare che appassiscano.
Nel mentre, cuocere gli spaghetti di soia come indicato sulla confezione. I miei andavano tuffati in acqua bollente, spento il fuoco e lasciati riposare coperti per 4 minuti, poi scolati sotto l’acqua fredda.
Saltare gli spaghetti nel wok, condire con la salsina preparata emulsionando un bicchiere d’acqua, un paio di cucchiai di zucchero di canna, 3-4 cucchiai di salsa di soia, 3 cucchiai di aceto di riso (condimento per sushi) e 2 cucchiai di tahine. Io l’ho fatta scaldare un po’ sul fuoco. Ma se seguite il link al blog del cavoletto vedete la sua versione che è un po’ più precisa!
Saltare qualche minuto, versare nelle ciotole e condire con un po’ di sesamo nero tostato.
Buon divertimento con le bacchette.

E con gli avanzi? Quando il riciclo si fa chic…


Be’, non pensavate che fossimo riusciti a farci fuori tutto quel pesce in una sola sera! (Anche se la sensazione di scoppiare di sushi è davvero fantastica…).
Giusto per finire con la rassegna sul pesce crudo, ecco come abbiamo “riciclato” (si fa per dire) gli avanzi:
  • con il sashimi avanzato abbiamo fatto un carpaccio all’italiana: semplicemente abbiamo condito il pesce con un’emulsione di sale, limone, olio e qualche goccia di salsa worcester, completato con pepe verde pestato, lasciato a marinare una notte
  • con il tonno tagliato a tocchetti abbiamo condito una pasta: scottato velocemente il tonno con un filo d’olio in padella, e completato con pomodorini ridotti a dadini e schiacciati velocemente con una forchetta insieme ad uno spicchio di aglio, basilico, olio e sale
  • con il salmone invece abbiamo fatto la tartare che vedete in foto: in un bicchierino abbiamo disposto dell’avocato a cubetti di lato 5mm (anch’esso avanzato dalla sera prima), condito con olio, lime e pepe nero. Sopra abbiamo messo la tartare di salmone, condita anch’essa con del succo di limone, e una spolverata di pepe rosa. Belli da vedere e buoni da mangiare!

Scorza dura, cuore tenero



Potrebbe essere il nuovo claim per promuovere la Liguria (e decantare le qualità dei suoi abitanti): in realtà pensavo a un modo per descrivere un crumble. Ma poi mi è venuto in mente che la definizione si adatta anche ai miei conterranei.
Bando alle ciance nostalgico-campaniliste, ecco il dolce che spesso e volentieri ultimamente mi salva le serate. Non esagero, a volte mi basta un dolce dopo cena per riconsiderare da un’altra prospettiva il delirio delle mie giornate lavorative. (Ebbè, mi accontento di poco io!)
Questa è una delle tipiche cose che si possono imbastire all’ultimo minuto mentre bolle l’acqua della pasta, cuoce mentre voi cenate, e verso la fine della cena è pronto da sfornare. Poi potete scegliere se mangiarlo seduti composti a tavola o sbracati davanti a un film o una serie tv. Noi solitamente optiamo per la seconda :)

Il crumble è deliziosamente bruttino. Sa di casa, lo potete declinare in tutte le stagioni (si fa con qualunque frutto succoso), ma la versione che preferisco è quella con le mele. Anche perchè ho trovato un modo assolutamente a prova di minuti contati: le mele cotte nel microonde (ah la tecnologia. Veramente il microonde sta per diventare il mio miglior amico in cucina, spero che il Kenwood non si ingelosisca).
Per le briciole invece, dopo aver provato numerose varianti tutte incredibilmente burrose, oramai opto sempre per la versione di Azabel, senza burro (evviva!), che nella sua leggerezza esalta il sapore della frutta senza coprirlo. Io non metto le rose, ma le mandorle (o le nocciole, per l’appunto) assolutamente sì!

Crumble di mele a prova di straordinari
per 2 persone
2 mele grosse (le vostre preferite, meglio evitare le granny smith però)
una capsula di cardamomo
2 cucchiai di farina 00
1 cucchiaio e 1/2 di zucchero
un pugno di mandorle tritate non troppo fini (o nocciole)
1 pizzico di sale
1 cucchiaio di olio di riso
qualche goccia d’acqua fredda

Togliere il torsolo alle mele, tagliarle a metà e sistemarle in un contenitore che possa andare nel microonde insieme ai semi di cardamomo; coprire con la pellicola, fare dei buchetti con uno stuzzicadenti e cuocere in microonde alla massima potenza per 6 minuti.
Una volta cotte, prelevate la polpa delle mele con un cucchiaino e distribuitela in due cocottine.
Formate le briciole: unite tutti gli ingredienti secchi e miscelateli, aggiungete l’olio e l’acqua e lavorate come per la pasta brisée, formando dei bricioloni con la punta delle dita.
Cospargete le briciole sulla frutta, infornate in forno già caldo a 180° per 25 minuti e aspettate che la casa profumi di buono. Provate poi il piacere di immergere il cucchiaino, occhio alle ustioni!

I cavoli a merenda, le albicocche in insalata

Capita a volte che uno si senta come un naufrago che annaspa in mezzo alle onde. Che queste onde siano le centinaia di impegni e scadenze che si accumulano tra lavoro, casa in progress, trasloco in fieri e le esigenze (ridotte al minimo) di una vita sociale. E che in tutto questo qualcosa vada sacrificato, nella fattispecie il misero e povero blog (sigh).
Capita anche che, in una settimana in cui si lavora ogni giorno fino a mezzanotte con un caldo mortale (e che io odi l’estate l’ho già esternato), una sera si abbia persino un colpo di genio (poichè la necessità - e il frigo vuoto - aguzzano l’ingegno) e addirittura si riesca a fare una foto… 
Sono molto fiera di quest’insalata di albicocche che mi ha salvato dall’abbrutimento le scorse settimane (mi ha salvato molto di più avere qualcuno che cucinava per me, in effetti ;) ). Adoro gli abbinamenti formaggio + frutta, e usare gli avanzi del frigo per far qualcosa di buono ancora di più.
Ecco qua, insalata di albicocche con vinaigrette al miele
per una persona 
3 albicocche
mezza mozzarella (ma secondo me è ottima anche la feta)
insalatina mista (rucola, songino, lattughino…)
olio evo
aceto di vino rosso
2 cucchiaini di senape (raschiare il fondo del barattolo in esaurimento…)
1 cucchiaino di miele
sale
pepe rosa
Tagliare le albicocche ben lavate a spicchi, e la mozzarella a dadini. Mescolare con l’insalatina.
Per la vinaigrette: sciogliere il sale con 1 cucchiaio di aceto, emulsionare il tutto con 1 cucchiaio abbondante di olio evo. Quindi aggiungere la senape mescolando, e per ultimo il miele. Deve venire una salsina omogenea e non troppo consistente. Io per mescolare uso il frullino per montare il latte ;)
Versare la vinaigrette sull’insalata e guarnire con una spolverata di pepe rosa macinato al momento.

La grande abbuffata - the day after


Sono veramente al punto di non ritorno: penso per la prima volta nella mia vita non ho voglia di cioccolato. Questo è veramente grave. Significa che ho davvero esagerato.
Ma non solo con il cioccolato, devo dire che anche con il resto non mi sono per niente trattenuta: un mega pranzo all’insegna del sincretismo culinario (ligure pugliese piemontese), così ci piace, un picnic di pasquetta a finire gli avanzi e ad arrostire qualche braciola sotto il sole di aprile (che essendo mese con la R è più pericoloso!), alcol in quantità non proprio consone, movimento pari a zero (se si eccettua quello per portare il boccone alla bocca e il masticare)… insomma dopo qualche giorno di bagordi è il momento di fare un po’ di detox.
Stamattina mi sono sparata questo bel frullatone con le pere e le mele che mi sono rimaste in casa, che anche quelle mi hanno un po’ stufato oramai (sempre il limite di mangiare verdura e frutta di stagione, dopo 6 mesi di mele pere pere mele mele pere… non se ne può veramente più!). In aggiunta tanta cannella che mi piace tanto.
Non necessita neanche di ricetta. Basta frullare una pera e una mela a pezzetti (con la buccia se sapete che non le anno pesticidizzate), latte, zucchero di canna e una punta di limone, oltre ovviamente a cannella a piacere (ma proverò anche con il cardamomo ;) ).
Nei prossimi giorni altre ricettine purificanti, prometto.

La cena del giovedì



La cena del giovedì deve sempre essere veloce da cucinare, ma sostanziosa (è il nostro giorno sportivo), però non troppo se no si vanifica tutto lo sforzo fatto…
Ieri sera ho optato per un’accoppiata di pesce + verdure, il tutto ben insaporito e profumato.
Le orate mi piacciono molto e quelle che trovo qui a Milano non sono male, ne avevo due piccole, perfette da fare al forno. Non volevo fare il solito cartoccio, ho scelto quindi un’altra preparazione, altrettanto semplice.

Ecco la ricetta per le orate aromatiche:
2 orate
1 spicchio d’aglio
1 rametto di rosmarino
2 rametti di timo
qualche foglia di salvia
prezzemolo
2 cucchiai di pan grattato
1 limone
olio
sale e pepe

Pulire i pesci, lavarli, asciugarli. Incidere i fianchi con un paio di tagli trasversali.
Nel mixer tritare gli aromi con l’aglio, strofinare i pesci con il trito e farcirli con quello rimasto. Sistemare i pesci in una pirofila e cospargere con il pangrattato.
Per condire: fare un’emulsione di succo di limone e olio con sale e pepe, versatela sui pesci prima di infornare.
Cuocere a 200° per 15 minuti.

Come contorno, ho preso due cespi di indivia che campeggiavano nel frigo da un po’ troppo tempo, li ho tagliati a metà per il lungo e li ho cosparsi con il trito aromatico avanzato, messi in una pirofila e fatti cuocere per una ventina di minuti.

Cena leggera ma gustosa, l’ideale dopo 1 ora e mezza di salti!

Uno sformato quasi dietetico

L’ho già detto che sono a dieta? Eh. Colpa dell’America e della mia golosità.

Ad ogni modo. Sto cercando di inventarmi qualsiasi cosa per stare dentro ai parametri rigidissimi (almeno secondo me…) della dietologa, e al contempo non mortificare le gioie della cucina.
Seconda cosa, ma non di secondaria importanza, la madre mi ha fatto dono di un vasetto di fermenti per cui sto producendo una quantità di yogurt impressionante, poi quei cosi sono VIVI, dunque copulano e si moltiplicano… ho sinceramente paura che mi invadano la casa. E inoltre, per me che sono cresciuta negli anni 80 e 90 e quindi a suon di Danone e Muller (che lo yogurt vero in pratica non sanno neanche cosa sia), questa mia produzione casalinga è praticamente immangiabile… ho scoperto l’acqua calda, lo yogurt è acido!
Quindi preferisco usarlo per ricette salate. E così, oggi mi sono dilettata con questo sformato, cercando di rederlo il più dietetico possibile. Insomma, non è proprio pane azzimo, ma 2 fette di questo e un’insalata (condita con una vinaigrette di limone, aceto balsamico, sale e pepe, senza olio) dovrebbero costituire un pranzo abbastanza equilibrato. Vero,?

Per uno stampo da plumcake:
280 g di farina autolievitante
3 zucchine
3 uova
1 cucchiaio di olio e.v.o.
150 grammi di yogurt (io ho usato quello casalingo, si può sostituire con uno yogurt bianco al naturale)
1 cucchiaio di formaggio (se non siete a dieta potete abbondare :-P )
sale
pepe
curry
semi di papavero

Sbattere le uova con il formaggio, le spezie e lo yogurt. Unire le zucchine tagliate a dadini e cotte a vapore (o saltate in padella con un filo d’olio e un po’ di scalogno, se non si è a dieta) e l’olio. Infine, aggiungere la farina e mescolare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Versare nello stampo foderato di carta da forno, cospargere di semi di papavero e cuocere a 180° per circa 45 minuti.
Ed ecco il risultato






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