Per Genova e per bene

Il 4 novembre 2011 Genova era sommersa da fiumi di fango e desolazione. Fra le tante tragedie che si sono consumate quel giorno, le vite spezzate dalla piena di quello che solitamente è un rigagnolo ci hanno lasciato con troppe domande e poche parole.

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Post al pesto

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Pistou. Pesto sauce. Pesto “alla” genovese. E altri orrori a seguire. 

Il pesto è uno solo, e non è questione di campanilismo (si chiama marketing territoriale, e il fatto che io sia genovese non c’entra). E come fare a stabilire qual è il miglior pesto in assoluto? Basta organizzare un Campionato Mondiale di Pesto, rigorosamente al mortaio. È questo l’appuntamento che da alcuni anni l’associazione Palatifini propone alla città di Genova ma soprattutto al resto del mondo, dove a quanto pare il pesto è la terza salsa più famosa.

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Ricostruire un sogno

(c) Roberta Cobrizo

Non conosco Chiara di persona. Di lei ho letto spesso il blog, ci siamo incrociate sulle bacheche altrui a commentare questa o quell’altra ricetta, so che è genovese come me e che da tre mesi era riuscita a realizzare un piccolo sogno: aprire un locale, insieme alla sua socia Claudia, trasformare la passione in lavoro.

L’Officina di Cucina ha aperto ad agosto nel centro di Genova: è bastato un attimo, il passaggio di quell’acqua nera, il 4 novembre, per spezzare il sogno di Chiara e Claudia. Le foto parlano meglio di quanto potrei fare io, e d’altra parte non posso neanche immaginare che cosa si provi a vedere i propri sacrifici, il proprio tempo, le proprie energie spazzate via da una piena di fango. Forse l’elevazione a potenza di quel macigno sul cuore che ho provato io solo vedendo le immagini di quel che è successo a Genova.

E qui però arriva un primo raggio di sole: la rete dei foodblogger, degli amici e dei semplici appassionati di cucina si è mobilitata con un entusiasmo e una rapidità sorprendente; una valanga di solidarietà che già da sola basterebbe a riacquisire qualche speranza nel genere umano. Poi questa rete è riuscita a coprire alcune delle esigenze pratiche immediate dell’Officina di Cucina, ed è un risultato che riempie di felicità e di orgoglio. La chiamano crowdfunding, questa cosa qui. Sarà!

C’è ancora tanto da fare però. Per questo lascio i riferimenti del gruppo facebook Foodblogger per Officina di Cucina, dove trovate tutti gli aggiornamenti e le iniziative in corso. 

C’è poi un conto corrente dedicato su cui è possibile fare un bonifico (l’esigenza più sentita, adesso, è quella di avere liquidità per gli interventi di riparazione)

IBAN: IT86T0617501410000001648580 presso Banca Carige

Intestato a: OFFICINA DI CUCINA S.N.C. FONDI ALLUVIONE 2011 NEGOZIO

Per una volta, possiamo fare la differenza.

Genova è la mia città, Genova è casa. Genova adesso è quell’acqua, “acqua che non si aspetta altro che benedetta/acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale/acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte”

Credo che dopo questa canzone resterò in silenzio per un po’.

Saudade, focaccia e il luglio anomalo

Ricordate le mie futili lamentele sul caldo estivo? Be’ forse al piano di sopra qualcuno si è accorto del mio disappunto e ha deciso di mandare qui da basso un luglio decisamente frescolino, riempiendomi di gioia (chiunque sia il responsabile di tutto ciò, grazie).

Ad ogni modo la buona notizia è che per la prima volta da quando vivo in Pianura Padana ho acceso il forno d’estate. E il risultato è una splendida focaccia che vagamente rimembra quella della terra che mi ha dato i natali. Insomma, per essere fatta in casa e a Milano, niente male (tant’è che gli ospiti che avevo a cena l’hanno divorata in 2 minuti netti). La foto infatti è terribile ma un paio di giochetti con Gimp (mitico il filtro vintage!) la rendono quanto meno presentabile.

La ricetta è la solita di Locatelli (potete leggerla tra i tanti sul blog di labna), con qualche modifica: meno sale nella salamoia (circa 15 g) e più acqua (dipende dalla farina, comunque arrivo a 270-280 ml). Enjoy!

Slow fish, slow blogging

Potrei spacciarla come l’alternativa slow al live blogging. Sarebbe un tantino arrischiato però. La verità è che sono stata di nuovo fagocitata da tutto ciò che sta fuori da un blog, nell’ultimo mese, ma ci tengo a parlare della mia esperienza a Slow Fish tanto da mandare all’aria qualunque tempismo.

Un mese fa ero a Genova (si legge casa) e naturalmente non potevo perdermela: in quanto foodie, in quanto blogger (quando capita), in quanto golosa, anche di pesce. Ma soprattutto perchè nel frattempo stavo leggendo questo libro, e ci stavo già pensando.

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Slow Fish, Genova, 27-30 maggio 2011

Intervallo. 

Esplosioni di bouganville. Aria di sale. Odore di Mediterraneo. Bentornata a casa.

(ho dovuto prendermi un momento di pausa, dopo un periodo troppo intenso che devo ancora digerire, ma tornerò presto con nuovi racconti e ricette).

Take a break.

Exploding bouganvilleas. Salty air. Smell of Mediterranean. Welcome home. 

(I needed a break so bad, after a crazy moment that I still have to digest, but I’ll be back soon with new stories and recipes).

Sentirsi a casa.

Genova è casa. E’ il posto dove mi sento veramente a casa. E’ la città da cui ho sognato di scappare nell’adolescenza e non solo, e l’ho fatto: prima in Europa, poi a Bologna, ora a Milano. Sempre un po’ più vicina. Presto ho capito che il mio non è odio per Genova: è solo troppo amore. E come tutti gli innamorati, spesso si litiga e magari non ci si vuole vedere per un po’. Ma tant’è poi si torna sempre insieme perchè tanto lontani non si riesce a stare.

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