Irish food. Cork, 10 anni dopo.

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Cork è il sapore acidulo e la consistenza ruvida del soda bread appena sfornato. È la compattezza di uno scone, pastoso e pieno, che con un sottile strato di burro irlandese - il più buono del mondo, tanto che a Cork c’è un museo dedicato - e un velo di marmellata scivola via insieme a una tazza di tè col latte. Profuma del mare, che si fa Oceano, e ha l’odore di fermentazione del luppolo, che ti punge le narici fino alla base del setto nasale. Sa di pub: un misto di legno, birra, fumo e umanità.

Non è necessario abusare di Proust per scoprire come i nostri ricordi gustativi e olfattivi siano i più acuti, precisi, intensi. Pura archeologia della memoria.

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(Disclaimer: il video è un esperimento. E rende in maniera solo infinitesima l’idea).

In Thailandia la strada è vita. Per strada si lavora, si vende, si compra, si produce, si mangia. Qualche volta, anche, si dorme. O si fa il bagnetto a un bambino.

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Questo non è un post sul Natale.

Tramonto ad Ayutthaya

Ho sempre detto che sono una foodblogger poco seria. In questo periodo, per esempio, uno che ha un blog sul cibo dovrebbe parlare di biscotti, regali homemade, cene luculliane e al massimo decorazioni per l’albero. 

Io tutte queste cose le faccio, giuro (soprattutto le mangio - anche le decorazioni per l’albero, se commestibili). Ma questo non è un post sul Natale. 

Questo è un post sul viaggio, e quindi se siete di quelli che odiano le diapositive delle vacanze forse dovreste astenervi. (Se invece le amate in modo perverso, eccole qui, tutte e 350). Ma è anche un post sul cibo. Perché un viaggio in Thailandia non può prescindere da quello che si mangia. 

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Weekend a Londra. Tra mercatini, paradisi foodie e insolite utopie. 

(Qualche dritta la trovate qui)

Frohe Ostern in Wien!

Ritorno con un viaggio, meglio, ritorno da un viaggio. Breve, brevissimo, e non troppo lontano, ma quel che basta per respirare un’aria diversa: già di Nord Europa (anche se tecnicamente saremmo nella Mitteleuropa), e non solo per le temperature. Perché la Pasqua a Vienna ha voluto dire anche neve, vento e pioggia (gelida, comunque), ma anche e soprattutto l’assaggio di un altro modo di essere città.

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