Irish food. Cork, 10 anni dopo.

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Cork è il sapore acidulo e la consistenza ruvida del soda bread appena sfornato. È la compattezza di uno scone, pastoso e pieno, che con un sottile strato di burro irlandese - il più buono del mondo, tanto che a Cork c’è un museo dedicato - e un velo di marmellata scivola via insieme a una tazza di tè col latte. Profuma del mare, che si fa Oceano, e ha l’odore di fermentazione del luppolo, che ti punge le narici fino alla base del setto nasale. Sa di pub: un misto di legno, birra, fumo e umanità.

Non è necessario abusare di Proust per scoprire come i nostri ricordi gustativi e olfattivi siano i più acuti, precisi, intensi. Pura archeologia della memoria.

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Fast food, ovvero il condiggion ibrido

Sul condiggion, o condiglione che dir si voglia, si può dire (quasi) tutto e il contrario di tutto: un po’ come con il minestrone, succede che alla fine ogni famiglia ha la sua ricetta.

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Sentirsi a casa.

Genova è casa. E’ il posto dove mi sento veramente a casa. E’ la città da cui ho sognato di scappare nell’adolescenza e non solo, e l’ho fatto: prima in Europa, poi a Bologna, ora a Milano. Sempre un po’ più vicina. Presto ho capito che il mio non è odio per Genova: è solo troppo amore. E come tutti gli innamorati, spesso si litiga e magari non ci si vuole vedere per un po’. Ma tant’è poi si torna sempre insieme perchè tanto lontani non si riesce a stare.

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Chi dorme non piglia pesci



E io dormirei tutto il santo giorno in questo periodo. La mattina alzarsi è una tragedia. Durante il giorno non penso che alle coperte (perchè con questo clima tropical-novembrino non se ne può fare a meno). I miei neuroni scioperano.
Insomma sono scarica. E allora ho bisogno di mangiare cose belle e buone e soprattutto facili.

Il pesce con le patate è uno straclassico. Ho pensato che a volte l’abito fa il monaco, e di travestire da tortino un avanzo di branzino già sfilettato che non volevo elaborare troppo. Ma poi ho pensato che anche le patate con il pesto fanno una bella coppia. E così è venuta fuori quella cosa là sopra, scenografica quanto basta, buona, semplice, ancora più gustosa con un filo d’olio come si deve.

Ecco la ricetta che ci vuole più tempo a scrivere che a dire: prendere 2 patate di medie dimensioni, pelarle e tagliarle a fettine sottili con la mandolina. Sbollentarle per qualche minuto in acqua bollente salata. Scolarle e passarle sotto l’acqua fredda per bloccarne la cottura.
Negli stampini da muffin grandi (io ho usato i classici usa e getta…) alternare a strati le patate, il fior di sale, il branzino tagliato a tocchetti fino ad arrivare in cima allo stampo.
Cuocere a 200° per 15/20 minuti. Sformare tiepidi e decorare con una punta di pesto (il mio è originale genovese 100% made in mamma, ed è il più buono del mondo). Condire con un filo d’olio extravergine d’oliva possibilmente ligure.

E con gli avanzi? Quando il riciclo si fa chic…


Be’, non pensavate che fossimo riusciti a farci fuori tutto quel pesce in una sola sera! (Anche se la sensazione di scoppiare di sushi è davvero fantastica…).
Giusto per finire con la rassegna sul pesce crudo, ecco come abbiamo “riciclato” (si fa per dire) gli avanzi:
  • con il sashimi avanzato abbiamo fatto un carpaccio all’italiana: semplicemente abbiamo condito il pesce con un’emulsione di sale, limone, olio e qualche goccia di salsa worcester, completato con pepe verde pestato, lasciato a marinare una notte
  • con il tonno tagliato a tocchetti abbiamo condito una pasta: scottato velocemente il tonno con un filo d’olio in padella, e completato con pomodorini ridotti a dadini e schiacciati velocemente con una forchetta insieme ad uno spicchio di aglio, basilico, olio e sale
  • con il salmone invece abbiamo fatto la tartare che vedete in foto: in un bicchierino abbiamo disposto dell’avocato a cubetti di lato 5mm (anch’esso avanzato dalla sera prima), condito con olio, lime e pepe nero. Sopra abbiamo messo la tartare di salmone, condita anch’essa con del succo di limone, e una spolverata di pepe rosa. Belli da vedere e buoni da mangiare!

Dove eravamo rimasti? Ah sì, le japonaiserie


Dicevamo. Riso per il sushi, sashimi, maki e tutte quelle cose che sembrano difficilissime (almeno, a me sembravano così) e che invece si possono rivelare un piacevolissimo e rilassante passatempo per un sabato pomeriggio in cucina.

Ecco come abbiamo preparato la nostra cenetta di sushi.

Innanzitutto abbiamo preparato il riso: è importante farlo per primo per farlo raffreddare.
500 g di riso per sushi (ormai lo fa anche il Riso Gallo, se non lo trovate potete usare il carnaroli)
600 g di acqua
100 g di aceto di riso miscelato con 1 cucchiaio e mezzo di zucchero (oppure usare il condimento per sushi già pronto)
1 cucchiaino di sale

Sciacquare il riso per togliere l’amido: in una ciotola ampia porre il riso e sciacquarlo sotto l’acqua corrente del rubinetto, rigirandolo con una mano a conchetta facendo un movimento circolare. Il riso è pronto quando l’acqua risulta trasparente.
Lasciarlo per un’ora in uno scolapasta.
Mettere il riso e l’acqua in una pentola, far cuocere 10 minuti scoperto, finchè tutta l’acqua non sia asciugata. Una volta cotto, spegnere e lasciare la pentola coperta altri 10 minuti.
Miscelare l’aceto, lo zucchero e il sale.
Versare il riso in un recipiente capiente (dovrebbe essere in legno… e chi ce l’ha?), e smuoverlo delicatamente con un cucchiaio di legno piatto, facendo attenzione che non si rompa, spargendo il condimento allo stesso tempo affinchè possa essere assorbito dal riso lentamente.
Far raffreddare il riso sventolando energicamente (in teoria con un ventaglio… in pratica con un tagliere leggero!). Questo serve a raffreddare il riso e a far evaporare l’aceto.
Una volta raffreddato, spostarlo tutto da una parte e coprirlo con un panno umido, per evitare che si asciughi troppo.

Dopo il riso ci siamo dedicati al pesce.
Abbiamo innanzitutto tagliato il sashimi, e le fettine che ci sono poi servite per i nighiri.
Come tagliare il pesce?
Innanzitutto dovrete ricavare dal vostro filetto (mi raccomando dite al pescivendolo che vi serve per il sushi!) un parallelepipedo con una sezione di circa 3 dita per 2. Il resto lo abbiamo tagliato a strisce regolari di sezione quadrata e lo abbiamo poi utilizzato per i maki.

Noi abbiamo usato 500 grammi di salmone e 300 di tonno (per due era tantissimo!).
Prendere il filetto di tonno o salmone tenendolo con la mano sinistra e appoggiando la lama del coltello a 45 gradi, inciderlo profondamente per ricavare delle fettine oblique di mezzo centimetro di spessore.
Ecco che il vostro sashimi è pronto :)

Per i nighiri, prendere il riso preparato, prelevare una piccola quantità di riso con la mano destra senza schiacciarlo, modellarlo fino a ottenere una specie di polpetta oblunga di 4-5 cm di lunghezza.
Prendere una fettina di pesce e premere il riso sul pesce senza schiacciarlo, adattare poi il pesce al riso e perfezionare la forma del nighiri, quindi adagiare il nighiri sul piatto.


E ora veniamo ai grandi classici maki. Anche in questo caso, sorprendentemente più facile del previsto.
Servono:
Il pesce avanzato prima, tagliato a strisce di sezione quadrata
1/2 avocado, tagliato anch’esso a strisce quadrate
1/2 cetriolo, pelato e privato dei semi, tagliato allo stesso modo

Munirsi di apposita stuoietta in bambù (io l’ho presa al Kathay, ma l’ho vista anche all’Esselunga). Ricoprirla di pellicola da cucina.
Appoggiare un foglio di alga nori, quindi adagiare sull’alga uno strato di riso non troppo spesso, fino a 2/3 dal bordo superiore dell’alga.
Appoggiare a metà dell’area del riso una striscia di pesce e una striscia di avocado o cetriolo.
Cominciare ad arrotolare con l’ausilio della stuoietta, stringendo bene ad ogni passaggio.
Chiudere il rotolo e tagliare l’alga in eccesso.
Tagliare poi il rotolo a pezzettini di circa 2 dita di spessore, usando un coltello ben affilato.

Fine!
Tempo totale: 3 ore.
Questo è stato il nostro primo esperimento, non vedo l’ora di replicare con altri tipi di pesce, e altri possibili filling per i nostri maki :P

La cena del giovedì



La cena del giovedì deve sempre essere veloce da cucinare, ma sostanziosa (è il nostro giorno sportivo), però non troppo se no si vanifica tutto lo sforzo fatto…
Ieri sera ho optato per un’accoppiata di pesce + verdure, il tutto ben insaporito e profumato.
Le orate mi piacciono molto e quelle che trovo qui a Milano non sono male, ne avevo due piccole, perfette da fare al forno. Non volevo fare il solito cartoccio, ho scelto quindi un’altra preparazione, altrettanto semplice.

Ecco la ricetta per le orate aromatiche:
2 orate
1 spicchio d’aglio
1 rametto di rosmarino
2 rametti di timo
qualche foglia di salvia
prezzemolo
2 cucchiai di pan grattato
1 limone
olio
sale e pepe

Pulire i pesci, lavarli, asciugarli. Incidere i fianchi con un paio di tagli trasversali.
Nel mixer tritare gli aromi con l’aglio, strofinare i pesci con il trito e farcirli con quello rimasto. Sistemare i pesci in una pirofila e cospargere con il pangrattato.
Per condire: fare un’emulsione di succo di limone e olio con sale e pepe, versatela sui pesci prima di infornare.
Cuocere a 200° per 15 minuti.

Come contorno, ho preso due cespi di indivia che campeggiavano nel frigo da un po’ troppo tempo, li ho tagliati a metà per il lungo e li ho cosparsi con il trito aromatico avanzato, messi in una pirofila e fatti cuocere per una ventina di minuti.

Cena leggera ma gustosa, l’ideale dopo 1 ora e mezza di salti!

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