Le mie Sexy Salad a The Hub Milano. Nutrirsi di buone idee

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Per iniziare questo post avrei dovuto provare a raccontare di cosa mi occupo, “nella vita”. Ma dopo aver scritto almeno una dozzina di incipit diversi, ho deciso di trovare un’espediente: parto da qui, dal mezzo della storia.

Parto da me, per raccontare cos’è The Hub Milano, e cosa ci faccio io.

The Hub è una rete globale: di persone che si occupano di innovazione sociale, di spazi di coworking (sono quei posti dove noi freelance senza ufficio andiamo a lavorare), e soprattutto di buone idee e buone pratiche.

[Flashback] Immagino che siate tutti lì con il fiato sospeso ad aspettare la novità del 2013. Da non dormirci la notte.

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Buon anno e i miei buoni propositi al contrario [Lasagne di castagne con zucca e radicchio]

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Qual è il termine ultimo oltre il quale si deve smettere di augurare buon anno? Fino a quale giorno di gennaio si può compilare la lista dei buoni propositi? E soprattutto, quando finiremo di smaltire tutto ciò che abbiamo ingurgitato durante le feste?

Domande oziose, a cui fornirò le mie personali risposte: gli auguri continuo a farli anche a febbraio; non credo ai buoni propositi, tranne quelli a posteriori; ho finito di smaltire il panettone ieri. 

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Il paradosso della melanzana

Neanche fai tempo a lamentarti dell’afa, dell’orario estivo dei mezzi, dei ristoranti quasi tutti chiusi nonostante la crisi, che già arriva settembre.

È il paradosso della melanzana: l’aspetto tutto l’anno e quando arriva non posso cucinarla perché la temperatura di casa supera già pericolosamente i 30 gradi. E quando abbandono la dieta crudista e torno ad accendere almeno il fornello (non dico il forno), ecco che il meraviglioso ortaggio è uscito di scena.

Quest’anno mi sono salvata in extremis, e ho addirittura osato una veloce passata sotto il grill, prima che l’ennesimo anticiclone fosse spazzato via del tutto dall’ennesima perturbazione dal nome improbabile.

È una melanzana ripiena completamente vegan e piuttosto light. O almeno, ci piace ricordarla così. Benvenuto settembre!

Melanzana ripiena con seitan e burghul

1 melanzana grande | 100 g di burghul già ammollato in acqua, pronto per essere condito | 150 g di seitan al naturale | 1 cipollotto | 1 zucchina | qualche foglia di basilico

Tagliare la melanzana in 2, longitudinalmente, e svuotarla della polpa lasciando circa 1 cm di polpa. Tenere da parte la polpa rimossa.

Cuocere le due metà in microonde per 5 minuti: in un piatto posizionare le calotte con la parte cava verso il basso, versare 1 dito di acqua e coprire con pellicola per microonde bucherellata con una forchetta.

Nel frattempo, rosolare la cipolla tritata fine in un cucchiaio di olio extravergine d’oliva. Quando è morbida, aggiungere la polpa della melanzana, ridotto a dadini, la zucchina tagliata allo stesso modo, il seitan a cubetti e infine il basilico e il burghul. Regolare di sale e pepe.

Riempire le calotte delle melanzane e passare sotto il grill del forno per 5 minuti. Migliorano il giorno dopo.

100 di questi post

Secondo il counter, questo è il centesimo post su Sgt. Pepper’s Lonely Kitchen. Per i blogger seri, quelli che postano con regolarità svariate volte alla settimana, è un record risibile.

Io, che vorrei ma non posso, me ne rallegro. Un traguardo piccolo, ma tutta roba mia. Evviva!

Dovrei festeggiare forse con qualcosa di più significativo, una torta decadente, un piatto elaborato, qualche ingrediente esotico. Ma oggi capita che in coda ci sia questa zuppetta estiva, d’altra parte la stagione è calda, il forno chiuso per ferie e le verdure squisite.

La ricetta è ispirata a una salade à boire che avevo visto su un vecchio Elle à Table, ma rivisitata con quello che avevo in frigo (zucchine dell’orto) e freezer (piselli del contadino di Borso del Grappa, o meglio “Bisi de Borso”). Molto salutare, non voletemene male.

Zuppetta verde fredda

4 zucchine piccole (o 2 grandi)
200 g di piselli freschi o surgelati
una manciata di foglie di rucola
2 cucchiaini di olio extravergine
2 cucchiaini di aceto di mele
qualche goccia di tabasco
sale e pepe

Cuocere a vapore i piselli per 10 minuti; trascorso questo tempo aggiungere le zucchine lavate e tagliate a piccoli pezzi e cuocere per altri 5 minuti. Lasciare raffreddare.

Frullare la verdura insieme all’acqua usata per cuocere a vapore, aggiungere la rucola e tutti gli altri ingredienti. Salare e pepare a piacere. 

Servire freddissima, dopo averla fatta riposare in frigo per qualche ora.

Pronti, partenza, via (ricordarsi di svuotare il frigo prima di partire).

Quando ero piccola e finivano le vacanze, quelle lunghe, interminabili, anche monotone vacanze estive dei bambini italiani (quelle che poi uno passa la vita a rimpiangere), mi sentivo sempre così. Un paio di giorni prima dell’inizio della scuola mi svegliavo in preda all’iperattività, con un misto di euforia e apprensione, un’ansia positiva, fantasticando e immaginando quello che mi avrebbe riservato l’inizio dell’anno scolastico (ebbene, lo confesso, io amavo andare a scuola). Ora mi sento così ogni volta che sto per iniziare un viaggio.

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Tabulè lo scrivo come mi pare. Tiè.


Ma come cavolo si scrive? Tabuleh, taboulé, tabbule, continuo a trovare traslitterazioni diverse l’una dall’altra. Di certezze ce ne sono poche: che sia un piatto della cucina mediorientale (qualcuno sostiene di origine libanese), e che se ne trovino infinite varianti. Probabilmente, un po’ come il minestrone, una ricetta per ogni famiglia. Che andrebbe fatto con il bulgur, forse, ma ne ho assaggiate ottime varianti con cous cous o addirittura con la quinoa. Io ne avevo accennato qui, e lo propongo nella mia serie di piatti senza cottura in cui mi sto sbizzarrendo grazie all’afa milanese. Si presa a innumerevoli varianti, a seconda del gusto e di quello che si ha in casa. Ecco la mia ultima versione.

per una vagonata circa (che si presta per aperitivi o cene estive in compagnia)

300g di bulgur | 2 cetrioli | 500g di pomodorini | 2 cipollotti | 1 scatoletta di ceci | 1 mazzo grande di prezzemolo | 1 mazzetto di basilico | 1 limone | 5 cucchiai di olio evo | sale e pepe

Sciacquare il bulgur in acqua fredda. Coprire poi con acqua tiepida fino al doppio del volume. Lasciar rinvenire per 2 ore.

Nel frattempo: eliminare la buccia e i semi del cetriolo, tagliarlo a dadini. Tagliare in 4 spicchi i pomodorini. Tagliare a rondelle i cipollotti. Scolare e sciacquare i ceci. Tritare al coltello il prezzemolo e sforbiciare il basilico.

Preparare un emulsione con sale, limone, olio. Quando il bulgur è pronto, scolarlo per bene. Aggiungere le verdure e le erbe e condire con l’emulsione. Aggiustare di pepe.
Il mio tabulè è schiscetta-proof!

Il post(o) delle fragole


Dunque, nonostante tutto pare che la primavera sia arrivata (a parte che qui diluvia da giorni e oggi meditavo di riaccendere il riscaldamento, ma per principio non lo farò), e con lei tutte quelle cose che sono così buone da durare sui banchi del mercato pochi mesi. Insomma diffidate di chi vi vende le fragole a gennaio o ad agosto… Compratele adesso, che danno il meglio di sè.
Io mi sono fatta la scorta (anche troppo) e visto che me le stavo mangiando veramente in tutte le salse (e in tutte le torte, macedonie, gelati del caso) ho pensato di rispolverare la mia solita mania di unire frutta e formaggio. C’è poco da fare, è un abbinamento che mi piace da morire, ed ecco che ne ho trovato un altro: fragole e chèvre. Me lo mangerei a tutte le ore.

La ricetta è semplice che più semplice non si può, e si presta ad infinite varianti (compresi i crostini fragole chèvre e aceto balsamico che ho fatto per un aperitivo qualche sera fa…): prendere dell’insalatina di stagione (io ho usato rucola, si sposa molto bene), qualche fragola lavata e tagliata a pezzi, qualche tocchetto di chèvre (io ne ho usato uno delle Langhe, fate voi!). Farne un’insalata, condire con un olio extravergine d’oliva non troppo forte (io ne ho usato uno ligure di olive taggiasche), completare una macinata di pepe rosa.

Le nocciole per ogni stagione


Le nocciole a mio parere sono per ogni stagione. Non passano mai di moda. Forse perchè ne vado letteralmente pazza, e le metterei ovunque.
Anche le carote del resto, che le puoi piantare durante tutto l’anno e continuano a riprodursi (tant’è che è l’unica verdura che il GAS mi propone con costanza qualunque sia il raccolto stagionale).
Fatto sta che avevo in casa una quantità considerevole delle une e delle altre. E così ho pensato di riunirle in una torta che semplicemente adoro. Forse perchè è così semplice, e le torte semplici sono le mie preferite. Forse perchè le nocciole sono delle Langhe, e sanno dare il meglio del loro sapore. Oppure semplicemente sono una golosa.
E perchè postarla proprio oggi? Perchè è perfetta per il picnic di Pasquetta, se qualcuno è così fortunato da riuscire a farlo (ovvero è riuscito a sfuggire alla stagione monsonica).

Buona Pasquetta a tutti!

Torta di carote e nocciole
300 g di nocciole sgusciate
150 g di zucchero
200 g di farina autolievitante
4 uova
80 g di olio di semi (o olio evo leggero)

Pelare le carote e tritarle finemente in un mixer (in alternativa grattugiarle… auguri!).
Tostare le nocciole e tritare anche queste.
Con una frusta sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, quasi bianco, il doppio del volume iniziale. Incorporare l’olio a filo, quindi aggiungere le carote e le nocciole, e infine la farina poco alla volta.
Versare in una tortiera di 21 cm di diametro ricoperta con carta da forno, ed infornare in forno già caldo a 180° per circa 45/50 minuti, o fino a che l’interno non risulti asciutto.
Una volta raffreddata si può cospargere di zucchero a velo o in alternativa ricoprire con una glassa fatta con 2 buste di zucchero a velo e 3/4 cucchiaini di succo di limone.

Ricominciamo? Una buona scusa per riprendere a scrivere

Era quello che mi serviva, una buona scusa. Be’ è arrivata, piuttosto inaspettata oltretutto.
Ma andiamo con ordine.
Cosa ho fatto in questi, ehm, 6 mesi? (6 mesi?!? Cielo.)
Soprattutto lavorato. Troppo, non ci sono scuse. E potrei partire con una serie di riflessioni su quanto alla fin fine ne sia valsa la pena (perchè non esiste solo la soddisfazione professionale nella vita, o almeno non deve mettere in secondo piano il rispetto per sè stessi) e sui miei
buoni propositi (per ora attesi solo in parte) per l’anno “nuovo” (che ormai proprio nuovo non è più, anche se mediamente fino a maggio continuo a scrivere nelle date l’anno precedente).
Cucinato tanto sempre.
Fotografato poco.
Viaggiato abbastanza, si può fare di più.

Tant’è, sono tornata, e diciamo che anche questo ritorno fa parte dei buoni propositi.

Ed ecco il motivo che è riuscito a smuovere l’inerzia e che mi ha spinto a riaprire il mio microspazio nella blogosfera: il 17 aprile a Milano (a dire il vero a pochi passi da casa) sarò una dei 15 aspiranti germogli di cavolo che partecipano al Fuorisalone del Cavolo, alias un giorno di cucinamenti collettivi nella cucina di Teatro 7 lab in compagnia della mitica Cavoletta alias Sigrid che da anni leggo quasi quotidianamente.

Che dire, quale occasione migliore per condividere la passione per la cucina e per la fotografia?
Ora non sto nella pelle, sono troppo curiosa di fare questo passaggio dal virtuale al reale, dalla community all’incontro dietro ai fornelli. Non vedo l’ora!

Ma veniamo alla cucina, per l’appunto. Giusto per chiudere un ciclo e iniziarne un altro, ecco qui l’ultima zuppa dell’inverno, prima di passare a nuovi sapori e si spera a nuove temperature (esterne).

Per gli ultimi freddi, per la vostra improvvisa voglia di total white (si sa mai, con il Salone del Mobile alle porte può capitare), per finire quel vasetto di yogurt greco che staziona da settimane nel vostro frigo avvicinandosi pericolosamente alla scadenza.

La zuppa bianca
1 cavolfiore piccolo (quelli del gas non sono dopati :) )
1 spicchio di aglio
1 vasetto di yogurt greco da 170 g
brodo vegetale
1/2 bicchiere di latte di cocco
olio evo

In una pentola capiente o in pentola a pressione, soffriggere l’aglio in un paio di cucchiai di olio. Unire il cavolfiore a cimette, pulito e lavato.
Rosolare qualche minuto, aggiungere poi tanto brodo fino a coprire a malapena le verdure. Unire anche il latte di cocco.
Cuocere per 1/2 ora (15’ dal fischio in pentola a pressione), infine regolare di sale e pepe, frullare con un minipimer e stemperare lo yogurt tenendo il fornello al minimo.
Si può servire, per completare il bianco, con dei pinoli leggermente tostati in padella senza condimenti.

Raschiando il fondo del barile.


No, non è che sia caduta particolarmente in basso. Solo che il mio frigo è sempre più minimalista (lo faccio per seguire le mode, cosa credete) e mi sto avvicinando pericolosamente alla fase trasloco per cui troverete sempre più spesso ricette fatte con avanzi di ogni genere: avanzi di frigo, avanzi di dispensa, avanzi di legumi, avanzi di farina.
Però questa sfida degli avanzi è interessante, e in più da vera genovese non mi piace buttare via nulla. Per ora vi propongo questa quiche di avanzi. L’idea l’ho presa in parte da vaniglia e poi ho scoperto che lo stesso giorno evelyne (con cui talvolta mi sento telepatica) aveva proposto un modo simile per riciclare i fondi di frigo. Ecco la mia versione.

Quiche del frigo vuoto

1 cipolla rossa
2 zucchine
2 patate
1 uovo
1 vasetto di yogurt greco prossimo alla scadenza
1 rotolo di pasta sfoglia che vegeta nel freezer dal paleolitico (te credo, la faccio sempre io la pasta per le quiche!)

Rosolare la cipolla in una padella, in un’altra le zucchine tagliate a rondelle sottili.
Cuocere le patate al vapore mantenendole un po’ durette, sbucciarle e tagliarle a fettine sottili.
Srotolare la sfoglia in una teglia. Coprire il fondo con le cipolle, poi fare uno strato di zucchine e salare. Infine ricoprire con le fettine di patate, salare e pepare.
Sbattere l’uovo con lo yogurt e una presa di sale, cospargere la superficie della quiche con il composto (in realtà se ne potrebbe fare a meno, è che mi scadeva lo yogurt!).
Infornare a 180° per 20 minuti. Ottima anche da schiscetta!
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