Quella sospensione del tempo che si è attuata tra Pasqua e i primi di maggio di quest’anno (una concatenazione di festività e ponti che non si ripeterà per i prossimi 132 anni, suppongo) è stata un continuo esodo e controesodo in una Milano in versione preview di Ferragosto. 

Neanche io mi sono sottratta, questa volta, e per qualche giorno ho spento cellulare e computer (quasi) e sono traslata nella piovosa ma pur sempre affascinante Bordeaux. 

Incurante del fatto che è passato ormai un mese - ma con una polmonite di mezzo - e fedele al punto 2 della mia to-do list dell’anno, mando qualche cartolina. 

Bordeaux è la città che ha detto no alle macchine e sì al tram, alla bici, ai pattini e ai piedi sul lungo fiume. Che poi il centro storico medievale sia ancora un po’ intasato, è un’altra storia, ma ci si sta lavorando: intanto ci si gode il pavé dissestato e i locali bohémien di questa versione mignon e più vivibile di Parigi (e come tale, buen retiro di tanti parigini pentiti), nei suoi edifici di pietra calcarea, che pian piano ritrovano il loro colore chiaro dopo anni di inquinamento impenitente.

Bordeaux è un agglomerato di piazzette e fontane, negozi hipster e librerie indipendenti. Il passato industriale, trasformato dalla potente industria culturale francese e da qualche dubbia operazione immobiliare, convive con il tessuto storico, quando la vera industria era solo il vino e il suo commercio.

Ottimo vino, naturalmente, e ognuno trovi il suo Chateau di riferimento. 
Per quel che riguarda il cibo, cucina araba, marocchina e libanese si mescolano alle tradizioni rivisitate, e ai prodotti del terroir: mélange perfettamente riuscito nella zona di Saint Michel e nel vicino Marché des Capucins, mercato autentico che vale più di una sosta.

Per gli amanti del dolce la sfida è trovare il miglior canelé della città, morbido ma croccante, appena tiepido, profumato di vaniglia e senza retrogusto di uovo. Difficilissimo farlo bene, come tutte le cose semplici.

E poi c’è il mare, proprio oltre il fiume. Il salmastro arriva fino in città e ti porta naturalmente verso di sé, a esplorare la Dune du Pilat, il Bassin d’Arcachon con le ostriche freschissime, le più buone - ed economiche! - d’Europa, e l’Oceano, che ti chiama per il prossimo viaggio.

Indirizzi

Marché des Capucins
Place des Capucins, Bordeaux
Mar/Ven 6.00 - 13.00
Sab/Dom 5.30 - 14.30
http://marchedescapucins.com

Canelés Baillardran
29, rue Porte-Dijeaux, Bordeaux
http://www.baillardran.com

Village ostreicole de l’Herbe
Commune de Lège Cap Ferret
Bassin d’Arcachon

For breakfast lovers only. Piccolo itinerario parigino.

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A rischio di sembrare un tantino ossessionata, rivelerò che il cibo è il mio unico buon motivo per abbandonare ogni mattina il tepore delle coperte. Occhi aperti, desiderio rettile di carboidrati. Il corpo riluttante che esige il suo tributo di caffeina.

La colazione è quel momento che addolcisce il trauma quotidiano del risveglio, e lo trasforma in un rito sublime. Ed è il mio pasto preferito, anche (soprattutto) in vacanza

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Irish food. Cork, 10 anni dopo.

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Cork è il sapore acidulo e la consistenza ruvida del soda bread appena sfornato. È la compattezza di uno scone, pastoso e pieno, che con un sottile strato di burro irlandese - il più buono del mondo, tanto che a Cork c’è un museo dedicato - e un velo di marmellata scivola via insieme a una tazza di tè col latte. Profuma del mare, che si fa Oceano, e ha l’odore di fermentazione del luppolo, che ti punge le narici fino alla base del setto nasale. Sa di pub: un misto di legno, birra, fumo e umanità.

Non è necessario abusare di Proust per scoprire come i nostri ricordi gustativi e olfattivi siano i più acuti, precisi, intensi. Pura archeologia della memoria.

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(Disclaimer: il video è un esperimento. E rende in maniera solo infinitesima l’idea).

In Thailandia la strada è vita. Per strada si lavora, si vende, si compra, si produce, si mangia. Qualche volta, anche, si dorme. O si fa il bagnetto a un bambino.

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Questo non è un post sul Natale.

Tramonto ad Ayutthaya

Ho sempre detto che sono una foodblogger poco seria. In questo periodo, per esempio, uno che ha un blog sul cibo dovrebbe parlare di biscotti, regali homemade, cene luculliane e al massimo decorazioni per l’albero. 

Io tutte queste cose le faccio, giuro (soprattutto le mangio - anche le decorazioni per l’albero, se commestibili). Ma questo non è un post sul Natale. 

Questo è un post sul viaggio, e quindi se siete di quelli che odiano le diapositive delle vacanze forse dovreste astenervi. (Se invece le amate in modo perverso, eccole qui, tutte e 350). Ma è anche un post sul cibo. Perché un viaggio in Thailandia non può prescindere da quello che si mangia. 

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Back from London. Porridge per sentirsi a casa

Vintage Style Porridge

Mi piace la pioggia, e il freddo, soprattutto d’estate. Bevo il tè con il latte, talvolta riutilizzo la bustina. Qualche volta, la domenica mattina, mi concedo scrambled eggs, baked beans e toasted bread.

E amo il porridge. Proprio quello: l’infausta pappetta che fa rabbrividire la stragrande maggioranza dei miei italici concittadini, salvo noi amanti della Cool Britannia.

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Weekend a Londra. Tra mercatini, paradisi foodie e insolite utopie. 

(Qualche dritta la trovate qui)

Scrivere di viaggi, ancora.

Davvero non pensavo che potesse succedere, nel 2012. E invece.

Avevo scritto un post piuttosto lungo e articolato sul mio ultimo viaggio in Grecia (ultimo di una serie). Di Corfù non decantavo solo le bellezze paesaggistiche; mi sperticavo anche in profonde elucubrazioni storiche e antropologiche, passando per la crisi dell’euro e arrivando al perché si mangiano le polpette sull’isola.

Grazie alla fantastica funzione del nuovo Mac OS Lion che permette di tornare indietro nel browser con un solo dito, tutto ciò è diventato una nuvola di bit dispersa nell’universo. 

Cancellato in un solo gesto. Quando la tecnologia ti è veramente amica. 

Forse era destino. Magari era veramente una palla micidiale. Quindi a questo punto, tante foto, poche chiacchiere e qualche indirizzo. Grazie Lion!

Isola di fiori, lussureggiante

Isola di tramonti e di notti fresche

Isola di conquistatori di ieri e di oggi

Isola nel mare

Indirizzi

Mouragia - Taverna Ouzeri
A nord della città vecchia, sulla strada che costeggia il centro. Un po’ unto ma buono (30€ in due)
15, Arseniou - Corfu Town

Rouvas
Solo a pranzo. A me ha ricordato molto la trattoria “Da Maria” di Genova (30€ in due).
13 Stamatiou Desila - Corfu Town

To Dimarchio
Un po’ più costoso, (70€ in due), ma ne vale la pena. E poi mangiato il “bourdeto” si capisce la differenza con quello delle altre trattorie. Alla fine abbiamo anche scoperto che il cuoco era napoletano…
71, Guilford - Corfu Town

Frohe Ostern in Wien!

Ritorno con un viaggio, meglio, ritorno da un viaggio. Breve, brevissimo, e non troppo lontano, ma quel che basta per respirare un’aria diversa: già di Nord Europa (anche se tecnicamente saremmo nella Mitteleuropa), e non solo per le temperature. Perché la Pasqua a Vienna ha voluto dire anche neve, vento e pioggia (gelida, comunque), ma anche e soprattutto l’assaggio di un altro modo di essere città.

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Budapest!

Succede che a volte l’inverno (specie se milanese) è veramente troppo lungo e grigio, per me (cogliete la citazione celentaniana al contrario). E che una pubblicità vista per caso in metropolitana, una voglia insopprimibile di viaggi, e un’attrazione inspiegabile per tutto ciò che identifico come “Est” producano un fine settimana in una delle (tante) città che desideravo visitare da tempo: Budapest.

A Budapest sono riuscita a disconnettermi dalla quotidianità caotica degli ultimi tempi, a rigenerarmi grazie alle meravigliose terme, a vivere due giorni di spensieratezza come non capitava da un po’: a solo 1 ora e 15 di aereo!

Ecco qualche foto per raccontare, e presto arriverà una ricetta… (ENG below)

Here is how it happens: winter becoming far too long, an ad seen on the metro, a striking desire for traveling, and an unbelievable attraction for anything I identify as “East”. All of this to produce a wonderful weekend in one of the (many) cities I’ve wanted to visit for a long time: Budapest.

In Budapest I managed to disconnect my self from the daily routine of chaos I’m passing through lately, to regain my forces thanks to the marvellous thermal baths, to live carlessly for two days. It hadn’t happened in a while: all of this with just a 1 hour 15 minutes flight!

Above are some picture to tell the story, and soon a recipe is arriving…

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