Cose di un luogo che si imparano nei bar - Amsterdam Edition

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Quella del baretting è un’arte amena, sottile, meno facile di quel che sembra. Ci vuole pazienza, occhio, a volte colpi di fortuna. Andar per locali e baretti potrebbe essere frainteso come il girovagare ozioso del viaggiatore pigro, che preferisce stare seduto a bere e mangiare invece che spezzarsi la schiena tra l’incedere lemme delle visite ai musei e il passo da maratoneta indispensabile per non perdersi neanche un monumento.

Io, che in gioventù ho peccato spesso di stacanovismo da viaggio, con il tempo - e con la vecchiaia che rende saggi, oltre che stanchi - ho imparato che spesso bevendo un caffè o consumando un pasto si impara tanto quanto visitando un museo. 

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For breakfast lovers only. Piccolo itinerario parigino.

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A rischio di sembrare un tantino ossessionata, rivelerò che il cibo è il mio unico buon motivo per abbandonare ogni mattina il tepore delle coperte. Occhi aperti, desiderio rettile di carboidrati. Il corpo riluttante che esige il suo tributo di caffeina.

La colazione è quel momento che addolcisce il trauma quotidiano del risveglio, e lo trasforma in un rito sublime. Ed è il mio pasto preferito, anche (soprattutto) in vacanza

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Irish food. Cork, 10 anni dopo.

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Cork è il sapore acidulo e la consistenza ruvida del soda bread appena sfornato. È la compattezza di uno scone, pastoso e pieno, che con un sottile strato di burro irlandese - il più buono del mondo, tanto che a Cork c’è un museo dedicato - e un velo di marmellata scivola via insieme a una tazza di tè col latte. Profuma del mare, che si fa Oceano, e ha l’odore di fermentazione del luppolo, che ti punge le narici fino alla base del setto nasale. Sa di pub: un misto di legno, birra, fumo e umanità.

Non è necessario abusare di Proust per scoprire come i nostri ricordi gustativi e olfattivi siano i più acuti, precisi, intensi. Pura archeologia della memoria.

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(Disclaimer: il video è un esperimento. E rende in maniera solo infinitesima l’idea).

In Thailandia la strada è vita. Per strada si lavora, si vende, si compra, si produce, si mangia. Qualche volta, anche, si dorme. O si fa il bagnetto a un bambino.

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Questo non è un post sul Natale.

Tramonto ad Ayutthaya

Ho sempre detto che sono una foodblogger poco seria. In questo periodo, per esempio, uno che ha un blog sul cibo dovrebbe parlare di biscotti, regali homemade, cene luculliane e al massimo decorazioni per l’albero. 

Io tutte queste cose le faccio, giuro (soprattutto le mangio - anche le decorazioni per l’albero, se commestibili). Ma questo non è un post sul Natale. 

Questo è un post sul viaggio, e quindi se siete di quelli che odiano le diapositive delle vacanze forse dovreste astenervi. (Se invece le amate in modo perverso, eccole qui, tutte e 350). Ma è anche un post sul cibo. Perché un viaggio in Thailandia non può prescindere da quello che si mangia. 

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Back from London. Porridge per sentirsi a casa

Vintage Style Porridge

Mi piace la pioggia, e il freddo, soprattutto d’estate. Bevo il tè con il latte, talvolta riutilizzo la bustina. Qualche volta, la domenica mattina, mi concedo scrambled eggs, baked beans e toasted bread.

E amo il porridge. Proprio quello: l’infausta pappetta che fa rabbrividire la stragrande maggioranza dei miei italici concittadini, salvo noi amanti della Cool Britannia.

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Weekend a Londra. Tra mercatini, paradisi foodie e insolite utopie. 

(Qualche dritta la trovate qui)

Scrivere di viaggi, ancora.

Davvero non pensavo che potesse succedere, nel 2012. E invece.

Avevo scritto un post piuttosto lungo e articolato sul mio ultimo viaggio in Grecia (ultimo di una serie). Di Corfù non decantavo solo le bellezze paesaggistiche; mi sperticavo anche in profonde elucubrazioni storiche e antropologiche, passando per la crisi dell’euro e arrivando al perché si mangiano le polpette sull’isola.

Grazie alla fantastica funzione del nuovo Mac OS Lion che permette di tornare indietro nel browser con un solo dito, tutto ciò è diventato una nuvola di bit dispersa nell’universo. 

Cancellato in un solo gesto. Quando la tecnologia ti è veramente amica. 

Forse era destino. Magari era veramente una palla micidiale. Quindi a questo punto, tante foto, poche chiacchiere e qualche indirizzo. Grazie Lion!

Isola di fiori, lussureggiante

Isola di tramonti e di notti fresche

Isola di conquistatori di ieri e di oggi

Isola nel mare

Indirizzi

Mouragia - Taverna Ouzeri
A nord della città vecchia, sulla strada che costeggia il centro. Un po’ unto ma buono (30€ in due)
15, Arseniou - Corfu Town

Rouvas
Solo a pranzo. A me ha ricordato molto la trattoria “Da Maria” di Genova (30€ in due).
13 Stamatiou Desila - Corfu Town

To Dimarchio
Un po’ più costoso, (70€ in due), ma ne vale la pena. E poi mangiato il “bourdeto” si capisce la differenza con quello delle altre trattorie. Alla fine abbiamo anche scoperto che il cuoco era napoletano…
71, Guilford - Corfu Town

Frohe Ostern in Wien!

Ritorno con un viaggio, meglio, ritorno da un viaggio. Breve, brevissimo, e non troppo lontano, ma quel che basta per respirare un’aria diversa: già di Nord Europa (anche se tecnicamente saremmo nella Mitteleuropa), e non solo per le temperature. Perché la Pasqua a Vienna ha voluto dire anche neve, vento e pioggia (gelida, comunque), ma anche e soprattutto l’assaggio di un altro modo di essere città.

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Collage greco, nostalgia canaglia

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